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Brescia, 19 feb – Oltre al trauma di aver subito il revenge porn, anche quello del licenziamento per “danno d’immagine”. E’ successo a una donna bresciana, licenziata da uno degli studi per i quali lavorava dopo aver presentato una denuncia per questo reato. E così, come beffa ulteriore, la legge varata lo scorso luglio a difesa delle vittime del revenge porn non ha saputo tutelarne fino in fondo una, che si è vista privare del proprio lavoro.



La vicenda è stata raccontata da Il Giornale di Brescia, e parte dall’iscrizione del registro degli indagati tre uomini che avrebbero fatto circolare video e immagini della donna in atteggiamenti intimi, arrivando persino a rendere noto il numero di telefono della vittima nella varie chat in cui era circolato il materiale hard. Questo sarebbe arrivato a varcare anche i confini della città di Brescia e dell’Italia. Nella sua denuncia, infatti, la vittima ha raccontato (consegnando nelle mani degli inquirenti anche gli screenshoot delle conversazioni) di aver ricevuto telefonate a sfondo sessuale non solo da suoi concittadini, ma addirittura dal Sudamerica. 

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Dopo la denuncia, l’amara sorpresa: il datore di lavoro ha optato per il licenziamento della donna, dopo essere venuto a conoscenza del fatto che nelle ultime settimane la vittima aveva ricevuto continuamente telefonate «senza far riferimento alla problematica da affrontare e senza lasciare recapito telefonico», creando quel che è stato definito un «danno d’immagine» per l’azienda. E sarebbe stato proprio questo il motivo che l’ha portata ad essere sollevata dal suo incarico.

Cristina Gauri

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1 commento

  1. Far cadere le questioni private sul lavoro… è sempre stato dannoso. Oggigiorno, con i social, internet, molti di più faticano a pensarci prima.

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