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Cremona, 19 feb – Qualche giorno fa La Provincia di Cremona ha pubblicato la missiva sotto forma di poesia di una giovane lettrice, con tanto di foto della suddetta. “«Nodo blu», la lettera di Flavia contro il bullismo” è il titolo del suo intervento “Affetto e compassione per la coetanea che la riempie di insulti“. La bimba è stata ricoperta di plausi ma siccome a noi dell’empatia non ci importa niente, abbiamo le nostre critiche.



Ma quali buoni sentimenti?

In questa lettera, sia chiaro sin da subito, non c’è lo straccio di un buon sentimento e non deve muovere a compassione: è un capolavoro passivo aggressivo, come verrebbe definito dagli intellettuali da rivista rosa che commentano gli episodi di cronaca.  Una gentilezza ricattatrice, un’impostura ad uso e consumo degli adulti: “Cara bulla, sì, sono proprio io! Come vedi, le tue azioni negative non mi impediscono di scriverti questa lettera, e guarda un po’ sono ancora qui, viva e vegeta, sorpresa!” si legge nella lettera di Flavia. “È dall’inizio dell’anno scolastico che mi ricopri di insulti pesanti, occhiatacce a tutte le ore del mattino, parole volgari sussurrate all’orecchio, nella tua vana speranza di una mia reazione incontrollata”. Ma Flavia no, non ci sta! E invece di rispondere per le rime alla bulla, tirando fuori un lato della sua personalità magari utile alla sua crescita interiore, cosa fa? Reprime ogni genere di reazione e denuncia la coetanea senza volto, senza nome e anche senza diritto di replica dalle pagine di un giornale.

La tragedia di San Valentino

Le “terribili” angherie sopra elencate – che stando a quanto scrive la ragazzina, non sono mai arrivate alla violenza fisica – non sono niente in confronto alla tragedia che si è consumata il giorno di San Valentino, quando la dispotica compagna di classe di Flavia le ha lasciato sul banco non cioccolatini ma insulti e addirittura auguri di morte. “Cara bulla, volevo solo farti sapere che MAI MAI MAI riuscirai a spegnere la mia luce e la mia voglia di vivere”, conclude Flavia con il vocabolario di una cinquantenne divorziata. Che si congeda dalla sua aguzzina indirizzandole dei falsissimi e ipocriti “affetto e compassione”, dopo averla smerdata davanti all’intero mondo degli adulti (un po’ come accadde per Erika che se la prese con Salvini).

Ma Flavia non va premiata

Non c’è niente di edificante nel dipingersi come vittime di un sopruso orrendo quando la vicenda può e deve essere derubricata a uno stupido fenomeno legato alla crescita individuale. Uno stupido fenomeno che viene costantemente ingigantito da questa cultura petalosa che rigetta l'”odio” in tutte le sue forme tanto da diventare l’ennesima emergenza fasulla, e che non fa nessun servizio a bambine come Flavia, perché non sono ancora in grado di capire che i toni patetici da lei adoperati, queste rivendicazioni sulla conservazione della propria luce interiore, si confanno ad abusi ben più gravi di quelli bambineschi da lei denunciati. Ciò non va premiato, esattamente come non va assecondato un bullo. Invece Flavia è stata ricevuta con onori che nemmeno un commerciante anti pizzo riceverebbe, dal prefetto di Cremona. Il sottosegretario all’Istruzione Peppe De Cristofaro, l’ha pubblicamente ringraziata su Facebook: “Con il tuo coraggio e la tua forza hai alzato un muro e hai creato un ponte” . A quando la manifestazione “E adesso bullizzateci tutti?”

I bulli sono gli adulti

Ma ciò che ha fatto Flavia, spalleggiata dai suoi genitori, abbatte come un bulldozer tutte le delicate dinamiche sociali che connotano il mondo dei bambini. A Flavia non avrebbero dovuto concedere di recitare la parte dell’oppresso con tanto di foto ritratto sulla pagina di un giornale. Nella migliore delle ipotesi ora verrà isolata, nella peggiore imparerà che solo col ricatto si ricevono plausi. Perché non dovremmo insegnare ai nostri figli a reagire in prima persona a un sopruso, attuato nei suoi confronti o di chi è più debole di lui? Il  male nel mondo esiste e di certo quello della sua compagna di classe non sarà l’ultimo esempio negativo che Flavia vedrà nella vita. Di questo passo arriveremo ad una società distopica, come quella tratteggiata nella puntata Arkangel della serie Black Mirror, in cui ai nostri figli imporremo un blocco visivo e uditivo su tutto ciò che è spaventoso o semplicemente impressionante. Qui il vero bullo è l’adulto che ha dato un megafono così grande alla piccola voce. Lasciate che i bambini se la vedano tra di loro.

Ilaria Paoletti

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2 Commenti

  1. …ciō si ricollega al cristinesimo, religione imbelle e ipocrita, di cui i sinistroidi fanno uso… quando gli fa comodo..

  2. D’ accordo, comunque si dovrebbe anche porre di più l’ attenzione sul fatto che molti tendono ad ingigantire, drammatizzare, soffrire eccessivamente un po’ tutto… Non è che manchino libertà, possibilità, conoscenze, ideali per esprimersi ad un livello superiore? Paradossalmente, ma a ben pensarci…, non troppo…., anzi no! Salvo il movimento (spesso pure scomposto ed eccessivo), non hanno altro per differenziarsi dai vegetali.

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