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Cari gay, che brutta fine: siete diventati “casta”

by Mario Bernardi Guardi
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matrimoni-gayRoma, 18 mar – A proposito di gay… O del comunissimo “finocchi” o del toscaneggiante “bucaioli” ( di rigore, la “c” aspirata; si veda anche la forma abbreviata “bùi”) o del romanesco “froci” o dell’algido “omosessuali” (con la illetterata variante “uomini sessuali”) o dell’acculturato “pederasti” o del moralistico “invertiti”…

Insomma, a proposito di “loro”, vogliamo dir la nostra. E la diciamo attingendo agli impolverati archivi della memoria. Bè, mille anni fa, quando ero studente liceale, nella cittadina in cui vivevo, i finocchi erano indicati a dito, ognuno con nome, cognome e soprannome. Talvolta sbeffeggiati, senza soverchio malanimo, però: facevano parte dalla fauna locale, come persone, in qualche modo, speciali, al pari, che so, dei narcisi intellettuali che leggevano leggevano leggevano e scrivevano scrivevano scrivevano, oppure degli instancabili puttanieri che parlavano sempre di topa, oppure dei tizi che avevano la mania del gioco e si esaltavano solo al tavolo verde, o dei ben pensanti bigotti col dito perennemente levato contro l’imperversante malcostume, o dei fanatici di tutte le parrocchie, dalla chiesa alla sezione di partito, con preferenza per quelle del Pci e quelle del Msi, pronti a immolarsi, dicevano, per l’Idea. Prima che l’Idea si immolasse da sé.

Gente estrema, i finocchi; gente diversa, perché avversa alla normalità: ma con una identità, una storia e tanti, tanti aneddoti coloratissimi.

“Umiliati e offesi” quei finocchi lì? Qualche volta sì, ma come capitava a chiunque, nell’uno o nell’altro campo, sbandierasse una differenza “forte”. Il che per i finocchi segnalava una appartenenza, addirittura una militanza, da “belli” (non sempre) e “dannati” (il che li inorgogliva).

All’insegna della libertà che rivendicavano contro chi li prendeva in giro, magari sbattendogli in faccia l’elenco dei dieci, cento, mille finocchi che avevano fatto la storia della cultura. Una libertà supertollerante che mai si sarebbero sentiti di negare ad alcuno. A partire proprio da chi li prendeva in giro. Anche con sberleffi pesanti.

I tempi sono cambiati. Oggi i gay vogliono i bollini blu. I fuori-casta sono diventati “la Casta”. Con componenti fanatiche che fanno pensare a una frocesca Isis.

Inevitabili gli interrogativi: ma se sei “diverso” e, perché no?, orgogliosamente “contronatura”, che ti importa dei bravi bambini obbedienti che piegano il capino di fronte alle leggi di Madre Natura? Perché vuoi contrarre matrimonio come il più piccolo dei borghesi piccoli piccoli? Perché, anziché innalzarti ai piaceri di frocesche, ribellistiche ed aristocratiche ebbrezze omosessuali, vuoi abbassarti ai miserandi rituali eterosessuali, addirittura reclamando figli da femminili uteri affittati all’uopo?

Inevitabile il lamento: où sont, où sont i finocchi d’antan, belli e brutti, dannati e santi, che se strafottevano dell’“imprimatur” della società? Che cosa pensare del neo-finocchismo fondamentalista? Chi, senza rinnegare la propria (contro)natura, riporterà il dibattito a più miti consigli? Franco Zeffirelli? Paolo Poli? Dolce e Gabbana? L’anima bella di Lucio Dalla? Oppure dobbiamo evocare i fantasmi antisociali e fuoricasta di Rimbaud e Verlaine, sovversioni e contraddizioni comprese?

Mario Bernardi Guardi

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