Roma, 10 nov – Dietrofront, l’accogliente e moralista Francia pare aver cambiato idea e vuole rispedirci gli immigrati della Ocean Viking. “La regola europea è che l’imbarcazione deve sbarcare nel porto più vicino, che in questo caso è un porto italiano, dunque bisogna che gli italiani rispettino la regola europea come è stato appena ricordato loro dalla Commissione europea”, ha dichiarato Bruno Le Maire, ministro delle Finanza francese, intervistato da France 2.

Ieri la Commissione europea era entrata a gamba tesa nella disputa tra Italia e Francia sui 234 immigrati trasportati dalla nave Ong Ocean Viking, imponendo lo “sbarco immediato nel porto sicuro più vicino”. La Ue aveva dunque preso posizione e, tanto per cambiare, era corsa in difesa di una Ong asserendo che “la situazione a bordo della nave ha raggiunto un livello critico e deve essere risolta con urgenza per evitare una tragedia umanitaria”. Nella stessa nota diffusa dall’esecutivo dell’Unione europea si legge ancora: “l’obbligo legale di salvare vite umane in mare è chiaro e inequivocabile, a prescindere dalle circostanze che hanno portato le persone in pericolo”, esortando “gli Stati membri a lavorare insieme per trovare una risposta comune”. Ancora una volta, però, la risposta comune ammaina la bandiera francese e torna di rimbalzo sulle coste italiane, con l’ennesimo carico di immigrati traghettati dalle Ong.

Ocean Viking, braccio di ferro tra Italia e Francia

La nave norvegese dell’Ong Sos Méditerranée era ancorata davanti a Catania e, rifiutata dal neo-insediato governo italiano, nella giornata di martedì ha chiesto aiuto alla Francia. A Palazzo Chigi si erano affrettati a ringraziare Parigi per la decisione francese di “condividere la responsabilità nell’emergenza migratoria, fino ad oggi rimasta sulle spalle dell’Italia e di pochi altri Stati del Mediterraneo”. Da Parigi, però, non è giunta alcuna conferma per l’accoglienza della nave al porto di Marsiglia. Il portavoce del governo francese, Olivier Veran, ha anzi ribadito che quello italiano è un “comportamento inaccettabile”, invitando il governo Meloni a rispettare gli impegni europei, salvo rifiutare silenziosamente lo sbarco degli immigrati. Nel giugno scorso, però, la Commissione europea ha concordato un meccanismo di solidarietà che imponeva di fornire assistenza agli Stati membri soggetti agli sbarchi di immigrati, e la “ricollocazione” degli stessi in altri paesi europei. Questo ultimo fattore, però, vale unicamente per i richiedenti asilo e per la lunghissima prassi burocratica per confermarli tali. Il resto degli immigrati ai quali, invece, la domanda di asilo viene rifiutata, rimangono ancora una volta a vagare nel territorio nel quale sbarcano… l’Italia.

Ignoti soggetti fragili usati da scudo per le Ong

Da Montecitorio, intanto, Giorgia Meloni continua a difendere la nuova linea sull’immigrazione. “A bordo di questi barconi non ci sono naufraghi ma migranti – afferma la premier sottolineando che – la posizione dell’Italia è nel pieno rispetto dei trattati internazionali”. A dar forza al premier, arriva anche Jordan Bardella, nuovo presidente di Rassemblement National (ex-FN) di Marine Le Pen che parla di “prova di fermezza” da parte del governo italiano, chiarendo agli elettori che, se eletti, “intendiamo fare la stessa cosa che ha fatto Meloni”. Nello scorso fine settimana, il nuovo governo di centrodestra ha permesso l’attracco di due navi ong in Sicilia. I migranti più vulnerabili come donne, minori e soggetti bisognosi di cure sono stati autorizzati a sbarcare. Negli ultimi giorni, invece, le pressioni delle Ong per le condizioni igieniche a bordo delle navi, hanno portato l’autorità sanitaria ha ritenere “soggetti fragili” tutti gli individui. Di questi soggetti fragili, però, è inutile dire che, al momento, nessuno conosce le generalità o le rispettive fedine penali registrate nei paesi di origine.

Andrea Bonazza

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