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Roma, 30 apr – “Seppure in quantità variabili, i pazienti guariti da Covid-19 producono anticorpi contro il virus. Questo è bene perché rende affidabile la diagnosi sierologica e, se gli anticorpi fossero proteggenti, promette bene per l’immunità“. Anche per il virologo Roberto Burioni, che lo annuncia su Twitter, è una “buona notizia” quella che arriva da uno studio cinese pubblicato su Nature Medicine, firmato da scienziati della Chongqing Medical University. “Un articolo in cui si mostra che 285 su 285 (100%) pazienti con Covid-19 sviluppano IgG contro Sars-CoV-2 entro 19 giorni dall’inizio dei sintomi clinici”, sottolinea dal canto suo Guido Silvestri della Emory University di Atlanta.

“Test sierologici utili per diagnosi pazienti sospetti”

Gli autori, si legge nello studio, segnalano “risposte anticorpali acute a Sars-CoV-2 in 285 pazienti con Covid-19“, su 285 arruolati. “Entro 19 giorni dall’esordio dei sintomi, il 100% dei pazienti è risultato positivo all’immunoglobulina G (IgG) antivirale“, che è il tipo di anticorpo normalmente responsabile della protezione a lungo termine contro un agente microbico come il coronavirus. “La sieroconversione per IgG e IgM si è verificata contemporaneamente o in sequenza. Entrambi i titoli” anticorpali “di IgG e IgM hanno raggiunto il plateau entro 6 giorni dalla sieroconversione”. Secondo gli autori, per ora se ne può dedurre che “i test sierologici possono essere utili per la diagnosi di pazienti sospetti” Covid-19 “con risultati Rt-Pcr (tamponi, ndr) negativi e per l’identificazione di infezioni asintomatiche”. Il test usato in questo lavoro, precisa Silvestri in un commento su Facebook, “usa come antigeni la nucleoproteina di Sars-CoV-2 e un peptide della spike”, la proteina-arpione attraverso cui il nuovo coronavirus si aggancia alle cellule bersaglio.

“Risposta anticorpale protegge da reinfezione o ritorno della malattia”

“Lo studio è importante – sottolinea il virologo italiano che lavora negli Usa, co-fondatore con Burioni del Patto trasversale per la scienza – in quanto conferma che il nostro sistema immunitario monta una risposta anticorpale contro il virus. Risposta che con tutta probabilità, basandosi sui precedenti di Sars-1 e Mers, oltre che sui modelli animali di infezione da coronavirus, protegge dalla reinfezione o almeno dal ritorno della malattia. Come detto molte volte – precisa Silvestri – ancora non possiamo sapere quanto dura questa risposta (vi prego, non mi chiedete ‘perché non lo possiamo sapere?’), ma i precedenti con virus simili suggeriscono che dovrebbe durare almeno 12-24 mesi”.

Ludovica Colli

2 Commenti

  1. Poco fà alcuni media dicevano che anche se avevi gli anticorpi eri sempre a rischio forse per giustificare i domiciliari per altri mesi.Pero’ questo invalidava la necessità del vaccino di Gates che fa anche da microchip.Quindi sembra esserci un cambio di strategia informativa e ora ci dicono che gli anticorpi debellano del tutto per aprire al vaccino elettronico spia.In realtà quelli del vaccino , sempre se ben tollerato,laranno anticorpi al massimo buoni per un ceppo ma avendo mutazioni continue non servira’ a niente ma servirà a marcarci come bestie.
    Oramai sembra si usi la “scienza” per motivi di vario tipo dato che molti studi possono dire cose diametralmente opposte perchè è proprio nella natura della scienza interrogarsi e scoprire nuove cose.