Milano, 3 mar — Dopo i tentennamenti di ieri pomeriggio, alla fine Paolo Nori ha risposto picche alla Bicocca: il corso su Dostoevskij non si terrà. Si conclude così lo spiacevole episodio di cancel culture che ieri ha infiammato il dibattito social e ha visto come protagonisti da una parte il professor Nori, docente di traduzione editoriale di saggistica russa allo Iulm e dall’altra il rettorato dell’Università Bicocca.

Nori dà forfait alla Bicocca: niente corso su Dostoevskij

Il quale prima annulla pavidamente il corso su Dostoevskij «per evitare ogni forma dì polemica» (leggi: ci pieghiamo all’opportunismo politicamente corretto in salsa anti-Putin perché la vulgata del momento è questa e dobbiamo salire sul carrozzone di quelli «buoni»). Poi, le cose non vanno come il rettore si era figurato: nessuno le fa «pat pat» sulla spalla dicendole «brava», nessuno le appunta sul petto la sua brava medaglia di pongo, anzi: la decisione viene travolta da un vespaio di critiche da ogni direzione. Allora arriva il pentimento in extremis: il ciclo di lezioni si terrà, si è trattato di «un malinteso», quando invece risulta assai chiaro che tutti hanno capito benissimo.

Una ridicola par condicio

Infine si scopre che il corso, per una sorta di grottesca par condicio culturale, verrà integrato con lezioni su alcuni autori ucraini. Dopo le quote rosa, dunque, arrivano quelle di Kiev. Lasciando passare così il messaggio che Dostoevskij, in quanto russo, risulta in questo momento «culturalmente problematico», e la sua divulgazione può essere legittimata solo dalla presenza di un contraltare ucraino. Stante così il ricatto, Nori ha fatto benissimo a dare forfait.

Lo ha fatto con un post pubblicato in serata su Facebook: «Il prorettore di Bicocca Casiraghi racconta i motivi per cui hanno sospeso il mio corso. Per “ristrutturare il corso e ampliare il messaggio per aprire la mente degli studenti. Aggiungendo a Dostoevskij alcuni autori ucraini“. Non condivido questa idea», spiega «che se parli di un autore russo devi parlare anche di un autore ucraino, ma ognuno ha le proprie idee. Se la pensano così, fanno bene. Io purtroppo non conosco autori ucraini, per cui li libero dall’impegno che hanno preso e il corso che avrei dovuto fare in Bicocca lo farò altrove (ringrazio tutti quelli che si sono offerti, rispondo nel giro di pochi giorni)». Da tutta questa vicenda, Nori ne esce come un gigante, un uomo libero che conosce il significato della parola dignità: mentre la Bicocca — un ateneo, luogo di cultura ed educazione delle giovani menti — scivola in un pantano fatto di conformismo, opportunismo, figuracce e toppe peggiori delle figuracce stesse.

Cristina Gauri

La tua mail per essere sempre aggiornato

3 Commenti

  1. Molte Università sono diventate come le carceri moderne, preventivo-rieducative punto e basta.

Commenta