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tribunale Cassimatis Grillo sindaca GenovaGenova, 10 apr – Il tribunale di Genova dà ragione a Marika Cassimatis e sconfessa la decisione di Beppe Grillo, che aveva cancellato il risultato delle comunarie a 5 Stelle per le amministrative del capoluogo ligure. Il “garante” del Movimento aveva deciso di escludere la Cassimatis, preferendole lo sconfitto Luca Pirondini e concedendo a lui la possibilità di competere alle elezioni utilizzando il logo del Movimento 5 Stelle. Il “fidatevi di me”, con cui Grillo aveva tentato di indorare la pillola agli iscritti 5 Stelle, molti dei quali non avevano gradito la clamorosa sconfessione del sistema di democrazia interna, potrebbe non bastare, visto che il giudice Roberto Braccialini ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati Lorenzo Borrè e Alessandro Gazzolo.

Al momento l’ordinanza è una semplice sospensione in via cautelare, con il magistrato che ha stabilito che Beppe Grillo ha violato lo statuto che consente di partecipare alle votazioni on line solo agli iscritti di Genova. Semplice sospensione mentre il merito verrà deciso più avanti, con il giudice che non si è espresso invece sull’esclusione della Cassimatis anche dalla piattaforma Rousseau. “Ho vinto su una questione di diritto, ora sono la candidata sindaca dei 5 Stelle per Genova” ha detto la Cassimatis appena appreso della decisione del tribunale, “la palla passa a loro, sono loro che devono decidere cosa fare, possono sempre dire ‘ci siamo sbagliati’, adesso bisogna parlarsi fisicamente, perché finora non è stato possibile”. La decisione del giudice è motivata con quanto scritto nell’ordinanza: “Anche se Beppe Grillo è il ‘capo politico’ del Movimento 5 Stelle, non ha il potere di veto sulle decisioni delle assemblee telematiche. Tali decisioni anzi sono vincolanti per lui e per gli eletti. Nonostante non sia particolarmente agevole ricostruire le regole organizzative del Movimento e l’istanza dirigista riconosciuta a Grillo, quest’ultimo non ha un potere di intervento nel procedimento di selezione delle candidature”.

Parole che sembrano contenere più di qualche sfumatura politica. In ogni caso ora la palla passa a Grillo, che potrebbe boicottare la decisione del giudice. L’ex comico tra le armi a disposizione ha la proprietà del marchio 5 Stelle, perché la titolarità è di un movimento diverso dal movimento che ha espulso la Cassimatis. Il logo è di una associazione registrata da Grillo nel 2012, insieme al suo commercialista e a suo nipote. Il padre padrone del Movimento 5 Stelle potrebbe dunque vincere la battaglia finale nonostante il duro colpo subito. Nel frattempo la frattura tra la professoressa di geografia, formalmente ancora candidata a “sindaca” di Genova, e vertici del Movimento sembra sempre più profonda, visto che solo ieri sul suo profilo Facebook aveva pubblicato una mail dello staff 5 Stelle in cui le veniva comunicato “l’avvio di un procedimento disciplinare”, in cui si contestano tra le altre cose la condivisione sul suo profilo Facebook di una foto del partito di Rifondazione Comunista del 22 maggio 2016, i post in solidarietà del sindaco di Parma Pizzarotti e critici contro “la gestione verticistica del Movimento”.

Davide Romano

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