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Roma, 22 mag – Gli infermieri potranno vaccinare a domicilio. E’ quanto sancito dal protocollo d’intesa firmato da ministero della Salute, Regioni e Fnopi (Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche). L’intesa si basa sulla possibilità di deroga esclusiva per gli infermieri che prevede il decreto Sostegni del governo. Nello specifico gli infermieri svolgeranno, con adozione di adeguato “Triage prevaccinale”, il servizio di vaccinazione a domicilio per i soggetti fragili che hanno difficoltà a muoversi per recarsi nei siti vaccinali. Dunque non si tratta di un servizio di cui potrà usufruire tutta la cittadinanza.



Infermieri vaccinatori a domicilio, il servizio organizzato dalle Asl

Come spiegato da Fnopi, il servizio sarà organizzato dai Distretti delle Asl territorialmente competenti. Questi ultimi provvederanno anche a fornire a quanti dei 270mila infermieri e infermieri pediatrici del Servizio sanitario nazionale daranno la propria disponibilità, le dosi vaccinali anti SARS-CoV-2, farmaci, dispositivi e presidi sanitari necessari per tutte le attività di vaccinazione. Oltreché per l’intervento sui possibili eventi avversi collegati alla vaccinazione. “Ringraziamo per la piena valorizzazione dei nostri professionisti – dice Barbara Mangiacavalli, presidente della Fnopi – il ministro della Salute Roberto Speranza e il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga, che hanno accolto la disponibilità, l’impegno e la professionalità degli infermieri per dare uno sprint decisivo alla campagna vaccinale”.

Per gli infermieri vaccinatori che operano a domicilio è previsto lo stesso compenso già stabilito per le altre professioni, ovvero 6,16 euro a inoculazione. La Federazione delle professioni infermieristiche precisa comunque che “sarà previsto un necessario finanziamento aggiuntivo a integrazione del fondo sanitario nazionale, progressivamente definito sulla base dell’andamento della campagna vaccinale”. Secondo Mangiacavalli “questo ulteriore tassello costruito dalla Federazione testimonia ancora una volta la rilevanza di un’assistenza infermieristica organizzata secondo i canoni di risposta vera ai bisogni dei cittadini che non sono solo sanitari, ma anche sociali: i fragili vanno tutelati ed è il sistema a dover andare verso di loro, non il contrario”.

Alessandro Della Guglia

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