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Roma, 22 feb – Dice un antico proverbio: “male non fare, paura non avere”. Ma se questo ha un senso comprensibile e una verità tendenzialmente innegabile da un punto di vista religioso, almeno per un credente, non lo ha di certo quando in ottica governativa. Prendiamo l’esempio delle telecamere nelle scuole e nelle case di riposo.

Il casus belli sfruttato per spingere leggi di orwelliana memoria sulla videosorveglianza è quello delle famigerate maestre “orco”, sostituite talvolta nella narrazione mediatica dai “bulli” (o dal personale sanitario sadico, nelle residenze per anziani): chi non si indigna dinnanzi a bimbi in età prescolare presi a schiaffi da un adulto, o davanti a nonnine inermi spintonate da ragazzone rabbiose in abito da infermiera? Nessuno, naturalmente.

C’è comunque un “ma”, e non è trascurabile. Trascurabili, ai fini statistici, sono i numeri di queste violenze che andrebbero sanzionate con la massima severità, quando in effetti si verificano, perché i più deboli vanno certo tutelati.

Chi decide cosa è male?

Ciò su cui occorre interrogarsi è lo scenario che la proposta “telecamere in ogni asilo” apre, in quello che dovrebbe essere uno stato di diritto: appunto, la riduzione al “male non fare paura non avere”. Chi decide cosa è male? Il buonsenso, potremmo dire. Ma il buonsenso, ammesso che sia mai esistito, non appartiene a questo tempo. E così, cosa succederebbe se una maestra invece che spintonare i bambini, li abbracciasse e li baciasse? Niente, dovremmo pensare, anzi, che meraviglia. E se quella stessa maestra avesse convinzioni politiche o religiose invise alla maggioranza del corpo docenti – maggioranza peraltro sovrapponibile al credo degli editoriali in voga sui quotidiani più celebri del paese? Una posizione non apprezzata dalla comunità dei buoni, chiamiamola così. Oppure – ancora – qualche ragione di dissidio personale con la preside, o con le famiglie di due bambini una volta sono tornati piangendo dall’asilo. Qualcuno potrebbe in questi casi insinuare il sospetto che non stesse abbracciando i suoi allievi ma li stesse molestando sessualmente? La vicenda di Bibbiano e le sue ramificazioni ideologiche ci dovrebbero insegnare molte cose, specie se si crede che “non ti possono levare i figli per una cosa così”.

Telecamere vs. relazioni umane

Un mondo di telecamere potrebbe forse – il condizionale è d’obbligo – ridurre quel numero per fortuna ridottissimo (mai abbastanza, ma non è questo il punto) di bambini e anziani che subiscono violenze. Ma priverebbe tutti della possibilità di sviluppare relazioni davvero umane, quel genere di comportamenti che non possono fiorire sotto l’occhio onnipresente della telecamera. L’idea che tutti siano potenziali colpevoli non ancora smascherati crea mostri, e riduce le persone a meri simulacri di ciò che un essere umano dovrebbe essere.

Cosa pensereste di chi proponga di mettere microfoni ovunque, perché “chi non dice nulla di sbagliato non ha nulla da temere”? Tutto alla fine si riduce a questo. L’apertura di una finestra di Overton che porti alla riduzione progressiva delle libertà individuali in nome di una causa condivisibile da tutti e applicata a una casistica minoritaria è un meccanismo già sperimentato. Al quale peraltro assistiamo ogni giorno nella sempre più delirante caccia alle streghe giustificata dai cosiddetti “discorsi di odio”.

Vedere nell’avvento della videosorveglianza un miglioramento – e non sensibile peggioramento – significa essere ingenui e fiduciosi in una modernità che non merita questa fiducia, o in pericolosa malafede.

Alice Battaglia

1 commento

  1. Taci e nasconditi il nemico ti vede e ti ascolta…
    Sempre tra il serio e il faceto, ma chi guarda tutte quelle immagini…, non basterebbero tutti i funzionari disponibili.
    Si guarda e si sente solo “post”, quando è utile e comodo. A quanti hanno “svuotato” l’ appartamento e nessuno ha controllato e indagato dopo con le videocamere?! Solo il sindaco Sala a Mi e, forse, qualcun altro “alto locato” ne ha potuto usufruire, dopo aver subito danni e altro.
    Come deterrente rammenta i carceri speciali dove iniziarono ad essere messi questi dispositivi…, il che mostra che le comunità hanno qualche “piccolo grande” problema. E perciò non è proprio il caso di aggiungerne altri di natura “esogena”! Chiaro?!

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