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Roma, 7 mag – Niente più regioni in zona rossa, l’Italia è quasi tutta gialla con solo poche regioni in zona arancione. La Valle d’Aosta, l’unica ancora a rischio alto, dovrebbe diventare arancione dopo una settimana appena di zona rossa. Stesso colore per la Sicilia. Verso un cambio per Calabria, Puglia e Basilicata che dovrebbero passare dall’arancione alla zona gialla. Incerta ancora la situazione per la Sardegna, ma il governatore Solinas ha già chiesto al ministro Speranza di tornare in zona gialla, forte di un report con gli ultimi dati in netto miglioramento sui contagi. Le decisioni, sulla base dei dati della cabina di regia verranno prese dal ministro della Salute con le ordinanze delle prossime ore. Saranno in vigore da lunedì prossimo.

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Colori delle regioni, governatori: “Basta basarsi sull’indice Rt”

Intanto sale appena l’indice Rt in Italia che passa dallo 0,85 della scorsa settimana a 0,89. Indice che peraltro i governatori chiedono che non venga più preso in considerazione per l’assegnazione delle fasce di rischio. “Si osserva un miglioramento generale del rischio, con nessuna Regione a rischio alto”, si legge nel monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità. “Sei Regioni e Province autonome hanno una classificazione di rischio moderato (di cui una, Calabria, ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e 15 Regioni e Province autonome che hanno una classificazione di rischio basso”, riporta l’Iss. “Una Regione (Molise) e una Provincia Autonoma (Bolzano) hanno un Rt puntuale maggiore di 1, ma con il limite inferiore sotto l’uno. Tutte le Regioni e Province autonome hanno una trasmissibilità compatibile con uno scenario di tipo uno”, aggiunge.

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Iss: “Proseguire campagna vaccinale per raggiungere rapidamente elevate coperture”

L’incidenza “è in lenta diminuzione ma ancora elevata per consentire sull’intero territorio nazionale una gestione basata sul contenimento ovvero sull’identificazione dei casi e sul tracciamento dei loro contatti. Di conseguenza, è necessario continuare a ridurre il numero di casi anche attraverso le misure di mitigazione volte a ridurre la possibilità di aggregazione interpersonale e proseguire la campagna vaccinale per raggiungere rapidamente elevate coperture nella popolazione“. In parole povere, gli esperti dell’Iss chiedono di mantenere in vigore le restrizioni.

Ancora in calo l’incidenza settimanale

Nel dettaglio, il monitoraggio indica come questa settimana continua il calo nell’incidenza settimanale (127 per 100mila abitanti rispetto a 146 per 100mila abitanti della precedente settimana). “Sebbene la campagna vaccinale progredisca sempre più velocemente, complessivamente – sottolineano gli esperti dell’Iss – l’incidenza resta elevata e ancora lontana dai livelli (50 per 100mila) che permetterebbero il contenimento dei nuovi casi”. Anche in questo caso insomma si fa presente che la situazione non è ancora da “liberi tutti”, come amano dire gli esperti contrari alle riaperture.

Calano i ricoveri in terapia intensiva

Eppure i numeri sono tutti in netto miglioramento. La pressione sui servizi ospedalieri “è in diminuzione sebbene rimanga ancora oltre la soglia critica in alcune Regioni e province autonome”. Nel dettaglio, “scende il numero di Regioni e Province autonome che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva e/o aree mediche sopra la soglia critica (5 Regioni contro 8 della settimana precedente). Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale è sotto la critica (27%), con una diminuzione nel numero di persone ricoverate che passa da 2.748 (27 aprile) a 2.423 (4 maggio). Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale scende ulteriormente ed è sotto la soglia critica (29%). Il numero di persone ricoverate in queste aree passa da 20.312 (27 aprile) a 18.176 (4 maggio).

Insomma, con i dati su contagi e ricoveri in miglioramento costante da settimane e l’accelerazione della campagna vaccinale – da lunedì 10 partiranno le vaccinazioni per gli over 50 – Speranza e i “rigoristi” giallofucsia non hanno più scuse per opporsi alle riaperture. E soprattutto all’eliminazione dell’odioso e odiato coprifuoco.

Adolfo Spezzaferro

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