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Roma, 18 dic – Tra i tanti «regali» di tipo economico e sociale che il lockdown ha portato al nostro Paese va ricordato l’aumento vertiginoso dei casi di dipendenza da alcol registrati da marzo 2020 in poi.

Secondo l’Istituto Superiore della Sanità, dall’inizio della pandemia il consumo di alcolici nelle case degli italiani italiane è aumentato del 180-200%. Un balzo in avanti che va a braccetto con un’altra criticità, quella dei sintomi di depressione sviluppati durante l’isolamento emersi dal quadro clinico di un italiano su 3 (i dati sono della Società Italiana Neuropsicofarmacologia).

Il lockdown ha regalato la dipendenza dall’alcol

E se nel 2019 gli italiani che consumavano alcol erano 36 milioni (66% della popolazione). di cui 8.700.000, a rischio dipendenza (di cui 2 milioni e mezzo di donne), dopo il lockdown si parla di oltre 10 milioni di persone. (Dati Istat). La Società Italiana di Alcologia ha lanciato un allarme dopo avere stimato un aumento del 15% nelle dipendenze da alcol, nella metà dei casi con manifestazioni psico-patologiche. Non solo: il 20% dei pazienti che erano usciti dal tunnel della dipendenza da alcol, con il lockdown e relativo isolamento sono ricaduti. E se un anno fa i minorenni bevitori erano 800mila, ora sono sopra il milione.

Da basso rischio a dipendenza

Gianni Testino, professore e presidente della Società Italiana di Alcologia, è decisamente preoccupato. Intervistato da Repubblica lancia un appello: «Fermiamoci, prima che sia troppo tardi». «Se l’individuo si sente un po’ confuso, in difficoltà, triste, alieno dai suoi soliti schemi – usiamo pure la parola depresso: ma non abusiamone – può provare a rifugiarsi nel bere». Sottovalutare il problema porta a gravissime conseguenze: «Sto parlando di persone che prima erano ‘a basso rischio’: che bevevano cioè non più di un bicchiere al giorno. Un bicchiere che oggi li anestetizza rispetto al malessere che sentono. Addirittura, restituisce loro euforia. E allora, meglio berne due». Ma il nostro cervello tende ad assuefarsi velocemente e  «Col passare del tempo, la mente continua a chiedere di aumentare la dose. Da un aperitivo o due, si arriva in fretta alla dipendenza».

Una dipendenza subdola

Testino, responsabile insieme alla collega Patrizia Balbinot del Centro Alcologico ligure dell’Asl, punta il dito contro il bombardamento pubblicitario incessante, invocando una maggiore regolamentazione: «Si invita al consumo responsabile, e al tempo stesso la pubblicità ci bombarda di inviti a bere, a ordinare buste di cocktail da consumare in casa. I produttori di alcol sostengono di aver ridotto le vendite, ma l’Istituto Superiore della sanità non mente: quel +200% è impressionante». La dipendenza dall’alcol è subdola, perché spesso chi ne è dentro si rifiuta di riconoscere di avere un problema. «Ci sono manager, operai, impiegati, casalinghe, pensionati, insegnanti, giornalisti. L’alcol è uno psicofarmaco molto democratico, alla portata di tutti». E proprio per questo, continua Balbinot, è difficile liberarsene.

Il lockdown e la dipendenza da alcol nei minori

E’ emergenza giovani, soprattutto: «Il consumo di alcol prima dei 20 anni nel 35-40% dei casi può poi portare a una dipendenza. Invece, se si comincia dopo i 25, la percentuale scende al 10%». I dati sono allarmanti: «Il 48,3% dei maschi (e il 40,7% delle femmine) tra i 16-17 anni è ora a rischio».

Cristina Gauri

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1 commento

  1. Si invita a fornire responsabilmente la domanda di alcool, in qualità anzitutto! Molti potenti vanno avanti a champagne (vero) e alcolici di qualità, senza alcun problema, anche perché magnan da Dio!! Quindi, per il ceto sottomesso (ex ceto medio), bere acqua o almeno riuscire a magnar bene di più. Alcool a stomaco vuoto o malamente alimentato, è l’ inferno!! I problemi ci sono e ci saranno sempre, l’ importante è cominciare almeno a capirci qualcosa… Insieme.

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