Alcuni gadget del Ventennio
Alcuni gadget del Ventennio

Roma, 15 gen – Emanuele Fiano, parlamentare del PD e volto noto delle tribune politiche televisive, è preoccupato. Preoccupato “per la situazione in Europa, dove stanno riprendendo piede molti movimenti xenofobi”. Lo stupro di massa a Colonia da parte di un’orda migratoria e gli altri problemi di tenuta del continente europeo non sarebbero degni di nota, rispetto al principale problema della xenofobia.

La soluzione trovata dal parlamentare è colpire i memorabilia del Ventennio, equipararandone il commercio al reato di apologia di fascismo, prevista dalla cosiddetta Legge Scelba del 1952. La proposta di legge presentata da Fiano mira quindi a far entrare direttamente nel Codice Penale una delle norme più liberticide che il nostro ordinamento conosca, la quale – prendendo spunto da una disposizione transitoria della Costituzione (la XII) – ha dato corpo ai fantasmi dell’immediato dopo guerra della possibile ricostituzione del PNF.

La trovata di Fiano non è tanto originale: a più riprese parte della sinistra italiana ha avanzato nel tempo l’idea di declinare la Legge Scelba alla lotta al souvenir (vedasi, come ultimo esempio, il sindaco di Rimini nel luglio scorso). Vendere gadget del Duce diventerebbe tout court un tentativo di ricostituzione del disciolto Partito fascista, andando incontro alla pena della reclusione da sei mesi a due anni, con la previsione dell’aggravante nel caso di vendita on line.

Calendario di Mussolini alla Coop
Calendario di Mussolini alla Coop

Il fenomeno dei memorabilia del Ventennio non riguarda solo i negozi di Predappio – luogo di nascita di Mussolini e meta di vari pellegrinaggi di nostalgici e non – ma mercati, edicole, autogrill, tabaccherie sparse in tutta Italia. Anche una Coop di Reggio Emilia è finita di recente al centro di una polemica, per la presenza del calendario del Duce sui suoi scaffali.

La proposta di legge di Fiano non riguarda poi solo i souvenir, ma anche il vituperato “saluto romano”. Per il parlamentare è infatti inaccettabile che i fan del saluto a braccio teso entrino ed escano dai tribunali con verdetti contrastanti a seconda del giudice di turno. Ciò a riprova che la gabbia giuridica che vorrebbe colpire questi fenomeni è più una gabbia mentale, che per essere applicata deve gioco forza rinnegare qualunque principio di libertà di espressione del pensiero, e quindi anche la Costituzione italiana.

Dalla caccia alle streghe si passa quindi alla lotta al calendario, per salvare l’Europa e la democrazia. Speriamo che, quando avranno finito di ripulire i banchi dai busti del Duce, l’Europa sia rimasta in piedi per goderne i presunti benefici.

Ettore Maltempo

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Commenti

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3 Commenti

  1. Sono d’accordo, è ora di piantarla con i gadget da nonni nostalgici. Avremmo bisogno di nuovi duci in carne e ossa, non di folkloriche statuette.

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