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Marò: Di Stefano, “se riconsegnano Latorre ruberemo la bandiera all’ambasciata indiana”

by La Redazione
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SAMSUNG CAMERA PICTURESRoma, 12 gen – “Ruberemo la bandiera dall’ambasciata indiana e creeremo l’incidente diplomatico”. Simone Di Stefano non è uno avvezzo all’uso del fioretto e quando c’è in gioco il nome dell’Italia, come nella vicenda dei due Marò, non è disposto a fare sconti. In un’intervista esclusiva al Primato Nazionale, il presidente di Sovranità e vice presidente di CasaPound Italia, non prende neanche in considerazione l’ipotesi di “riconsegnare” agli indiani Latorre, visto che il suo “permesso” sta per scadere e il premier Renzi non ha ancora scongiurato questa ipotesi. Una presa di posizione che deriva anche dalle numerose prove dell’innocenza dei nostri due soldati dopo la dimostrazione delle falsificazioni degli indiani e delle bugie raccontate dal personale della petroliera greca Olimpic Flair, di cui abbiamo abbondantemente parlato su queste pagine.

Il giorno della fine del permesso di Latorre si avvicina. Come è possibile che il governo italiano ancora non si sia pronunciato in merito, anche alla luce delle prove ormai lampanti dell’innocenza dei marò e delle falsificazioni indiane? Intanto è necessario chiarire che i nostri soldati, in base a quanto presentato dall’India al Tribunale internazionale di Amburgo, rischiano la pena di morte, nonostante il governo nasconda questa possibilità. La prima volta i marò non furono rispediti in India proprio per questo motivo, salvo poi cedere e rimandarli in India dopo quello che di fatto fu un sequestro del nostro ambasciatore. In ogni caso, indipendentemente dal discorso relaivo alla pena di morte, i nostri soldati devono stare in Italia e non in India. Se il nostro governo rimanderà laggiù Latorre deve sapere che CasaPound è pronta a creare un incidente diplomatico e a rubare la bandiera dall’ambasciata indiana. Così come facemmo con la bandiera della sede italiana dell’Unione Europea.

Il vostro movimento è sempre stato molto sensibile alla questione dei Marò. Quali sono state le vostre principali azioni nell’ultimo periodo?

E’ grazie a noi e in particolare a Luigi Di Stefano se le carte di Amburgo con le annesse falsificazioni indiane sono venute fuori. Negli ultimi tempi inoltre abbiamo dimostrato come anche la petroliera greca abbia giocato un ruolo decisivo nell’incolpare Girone e Latorre. Al di là di queste considerazioni però, noi non possiamo accettare di rimandare un nostro soldato in una nazione che in tre anni non è stata nemmeno in grado di iniziare un processo. Se l’Italia lo rimanda in India ha definitivamente perso la partita.

I fatti di Colonia hanno riportato il tema dell’immigrazione al centro del dibattito. I recenti avvenimenti di Salerno, con la rivolta dei residenti dopo le molestie ad una ragazza, dimostrano che è possibile reagire?

Io penso che una reazione ci sia stata anche in Germania. Ovviamente qualsiasi cosa si faccia si viene subito accusati di essere dei cattivissimi hooligans, xenofobi etc. Si tratta invece di una normalissima reazione dei cittadini che si sentono abbandonati dallo Stato e si organizzano da soli, come avvenuto a Salerno. Bisogna tornare indietro rispetto alle politiche adottate finora ed espellere queste persone dal nostro continente.

Alla polizia tedesca era stato dato ordine di non parlare dei reati degli immigrati, lo stesso era avvenuto in Svezia in precedenza. Le classe politica europea ha delle responsabilità rispetto a questa situazione ormai fuori controllo?

La loro copevolezza è piena. Queste notizie eclatanti sono uscite con una settimana di ritardo fino a che non è stato più possibile negare l’evidenza. Adesso queste bugie stanno mettendo a rischio il governo di Angela Merkel. Noi lo diciamo da sempre e i fatti ci stanno dando ragione: portare l’Africa in Europa, credere di poter accogliere chiunque e farne un bravo cittadino, significa non voler fare i conti con la realtà e andare verso uno scontro inevitabile.

a cura di Giuliano Lebelli

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1 commento

Stefano Vaj 13 Gennaio 2016 - 5:59

“Riconsegnare”? Cioè, rispettare gli impegni solenni pur presi dallo stato-fantoccio per cui lavora il tizio, e personalmente dal tizio stesso? Perché non è che sia esattamente evaso, eh…

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