maròRoma, 20 gen – Ogni giorno che passa assume toni sempre più grotteschi la vicenda dei due marò Latorre e Girone. Come se non fosse sufficiente che un nostro soldato si trovi in India da quasi quattro anni senza un capo di imputazione, mentre l’altro è in Italia per curarsi su “concessione” di Nuova Delhi, ora anche il Tribunale Internazionale dell’Aja dà uno schiaffo al nostro paese. I giudici hanno annunciato che non si arriverà ad una sentenza prima dell’agosto 2018. Una situazione ben diversa rispetto a quella auspicata dal nostro governo, che a più riprese aveva parlato di una rapida soluzione.

I nostri due marò si troveranno ad avere il primo verdetto, qualunque esso sia, a distanza di sei anni dall’inizio di questo calvario. Quello della corte dell’Aja, dove il procedimento è giunto dopo il passaggio al Tribunale del Mare di Amburgo, è un atteggiamento negativo nei nostri confronti, visto che era pienamente nei poteri del Tribunale disporre che Latorre e Girone aspettassero il verdetto in Italia. Invece bisognerà attendere almeno il 31 marzo, quando dall’Aja si pronunceranno sulla richiesta italiana di far rientrare in Italia Girone. Non è dunque servita a molto la scaramanzia di Massimiliano Latorre, che il 18 gennaio aveva pubblicato sul suo profilo Facebook una foto con diversi amuleti (ferro di cavallo, quadrifoglio e cornetti vari) con la didascalia “da oggi inizia una nuova fase”. Se questi sono i chiari di Luna c’è poco da star sereni.


Dopo il passagio del prossimo 31 marzo, le altre date da “segnare in agenda” sono il 16 settembre 2016, quando l’Italia dovrà presentare la sua versione dei fatti (sperando che con un minimo di coragio utilizzi le numerose prove di cui abbiamo ampiamente parlato su questo quotidiano), poi ci sarà la risposta indiana il 31 marzo del 2017, poi la replica italiana il 28 luglio e la controreplica indiana il 1 dicembre sempre del 2017. L’India potrebbe poi presentare obiezioni varie, sull’ammissibilità degli atti etc, con il tutto che dunque giungerà fino all’agosto del 2018. Senza contare che quest data potrebbe subire un ulteriore slittamento, in virtù del fatto che la corte dell’Aja potrebbe decidere di “allungare i tempi in accordo con le parti”, per dare a tutte e due le parti la possibilità di presentare ulteriori dichiarazioni.

Davide Di Stefano

 

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