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15046238_1844396049112812_2104473953_nMilano, 14 nov – Hanno sfilato da piazza San Babila fino al Duomo e, proprio sotto la cattedrale milanese, hanno dato fuoco ad una foto del presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan. A manifestare ieri pomeriggio nella capitale lombarda, insieme alla comunità curda, sono state la Confederazione Unitaria di Base, il Sindacato Generale di Base e l’Unione Sindacale Italiana, sezione dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori. Diverse, però, anche le bandiere con falce e martello presenti, soprattutto quelle della Sinistra Anticapitalista (quella “Ecosocialista, Femminista, Rivoluzionaria”, per intendersi). Tante sigle, poche presenze: poco più di un centinaio, infatti, le persone che hanno risposto alla chiamata per una protesta plateale che ha fatto seguito a quelle davanti il consolato turco, dopo gli arresti di esponenti di primo piano dell’Hdp, partito filocurdo che siede nel parlamento turco ed ha visto in questi giorni il fermo del presidente, del suo vice e di alcuni deputati. Arresti ed autobombe, come quella esplosa pochi giorni fa a Diyarbakir, città a maggioranza curda nel sud est del paese, che aveva causato otto morti e cento feriti.

Sangue di Enea Ritter

15032557_1216151565097834_387199198_nIn un comunicato disponibile sul sito internet dell’organizzazione, l’Usi-Ait chiede il ritiro dell’ambasciatore italiano in Turchia, la rottura delle relazioni commerciali “che interrompa i rapporti con la Turchia fino al ristabilimento di pratiche democratiche e ponga fine al ruolo di Erdogan di guardiano a pagamento (5 miliardi) delle frontiere meridionali”.

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Quello di Erdogan, secondo Usi-Ait, sarebbe un regime “fascista e totalitario”, ciò che spiega gli slogan presenti in piazza. “Noi non ci arrendiamo al fascismo”, recitava, ad esempio, uno striscione bilingue con le foto degli arrestati. “Stop gang of hate” (“Fermate la cricca dell’odio”), un altro con i ritratti uno accanto all’altro del presidente turco, del presidente egiziani Al Sisi, del neoeletto presidente statunitense Donald Trump, del presidente del Fronte Nazionale francese Marine Le Pen, del se15049781_1844396115779472_518631562_ngretario della Lega Nord Matteo Salvini e del capo dello Stato Islamico Al Baghdadi. Accostamenti impropri che danno una connotazione fortemente ideologica alla manifestazione, laddove difficilmente si può attribuire un ruolo internazionale concreto agli esponenti di Lega e Fronte Nazionale ma, soprattutto, è altrettanto arduo cogliere il nesso che lega Salvini, Le Pen e Trump al capo dell’Isis.Un’associazione dovuta, evidentemente, non soltanto all’appoggio del legittimo presidente siriano Assad da parte del prossimo presidente Usa (con buona pace delle aspirazioni curde nell’area) ma, ancor più, alle intrusioni da parte dell’antifascismo nostrano nel merito di questioni di cui, attraverso la lente dell’ideologia, è incapace di leggerne la complessità al di là della dialettica fascismo/antifascismo.

15049541_1844396122446138_1021634609_n15049754_1844396162446134_652955855_n15045591_1844396075779476_452407104_n

Emmanuel Raffaele

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