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pastiRoma, 3 mag – Uno chef per venire incontro alle esigenze dei “profughi”, che non vogliono mangiare la pasta scotta. Ebbene sì, succede anche questo. A Reggio Emilia, per la precisione. Una trentina di rifugiati e richiedenti asilo ha protestato in questura, occupando pacificamente la struttura, per la qualità del cibo in mensa. Menù ripetitivi, penne e spaghetti poco cotti: queste le “accuse” contro la cooperativa Dimora d’Abramo, che tra vitto e alloggi percepisce per ogni immigrato 33 euro al giorno. Il questore Isabella Fusiello, anziché ricorrere alla forza pubblica, ha ascoltato le ragioni dei rifugiati e ha segnalato il caso alla Dimora d’Abramo.

La cosa è talmente assurda che persino un esponente locale del Pd si è indignato. Giacomo Bertani Pecorari, assessore di Quattro Castella e membro della segreteria provinciale del Pd, ha definito “indegna” la vicenda su Facebook, scrivendo: “Solo l’aver pensato ad una rimostranza simile, quando da mesi viene loro garantito un dignitoso vitto e alloggio, significa sputare sulla nostra generosa ospitalità. L’unica risposta che avrei dato ad una protesta del genere è un sonoro calcio nel culo, altro che delegati e dialogo”. Ora arriva l’ulteriore beffa: per i “profughi” è arrivato uno chef specializzato in piatti africani e pachistani. Menù cambiato per venire incontro al palato fine degli immigrati.

Roberto Derta

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