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Prato, 22 set — Altri guai per don Francesco Spagnesi, il prete finito agli arresti domiciliari una settimana fa a Prato per spaccio, importazione di sostanze stupefacenti e appropriazione indebita: il quarantenne ora è indagato anche per tentate lesioni gravissime. Secondo quanto riportato dal Messaggero, dagli accertamenti sarebbe infatti emerso che il sacerdote risulta essere sieropositivo.



In tal merito, quindi, la Procura ipotizza che Spagnesi non avrebbe messo al corrente alcuni partner — incontrati durante i festini a base di sesso e droga — della propria condizione medica. Il compagno del sacerdote, anch’egli ai domiciliari per l’inchiesta sulla droga in cui è coinvolto il sacerdote, potrebbe essere la prima parte offesa.

Il “prete spacciatore” di Prato era anche sieropositivo

Preoccupa il fatto che ai festini partecipassero regolarmente 20 o 30 persone per volta. Nonostante Spagnesi abbia dichiarato di avere sempre avuto rapporti protetti con i partner, secondo gli investigatori già due dei partecipanti avrebbero rivelato di essere sieropositive. dichiarazioni smentite da alcuni dei 15 testimoni interrogati dai magistrati fino ad ora: e del resto, in un contesto di sensi, percezione e memoria alterata dal consumo di droga, è difficile poter pensare che il sacerdote sieropositivo sia sempre stato in grado di prendere le dovute precauzioni.

Il dilemma sui rapporti non protetti

Se risulterà che Spagnesi, all’epoca dei festini, era già consapevole del proprio status di sieropositivo, i giudici riterranno la sua condotta penalmente rilevante. «La procura sta verificando un’ipotesi, la contestazione non è oggetto di misura cautelare ed è stata formulata per accertare alcuni elementi», dichiara uno dei difensori del prete, l’avvocato Federico Febbo. «Questa mattina è stato fatto il prelievo ematico anche al compagno per verificare se abbia contratto la malattia». La sieropositività di don Francesco Spagnesi, prosegue Febbo, «era un fatto noto. Il punto è che per quest’accusa ci vogliono due presupposti, la prima è che la persona non abbia seguito le terapie e che quindi fosse contagiosa, la seconda è che abbia avuto rapporti non protetti».

Incastrato a causa del compagno

Il sacerdote era finito nel mirino degli investigatori in seguito al fermo del compagno, intercettato dalla Squadra mobile per aver ritirato un litro di Gbl, la droga dello stupro. Secondo la ricostruzione della Procura «questa veniva fornita assieme alla cocaina ai presenti ai festini della coppia, che si tenevano ogni sette-dieci giorni». Per acquistare i lotti di sostanze sarebbero stati spesi anche i soldi delle offerte dei fedeli.

Ieri, in occasione dell’interrogatorio, Spagnesi ha dichiarato di essere pentito, spiegando che «la dipendenza dalle droghe era così forte che agiva di conseguenza, aveva bisogno continuamente di denaro» e che «c’era una forza interiore a cui negli ultimi due anni del rapporto con il compagno non riusciva a resistere: è stato sommerso da questa grave dipendenza».

Cristina Gauri



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