Milano, 11 mar – Si possono fermare i barconi, si può impedire il business dell’accoglienza con i soldi pubblici, ma difficilmente si può arginare la retorica delle porte aperte. Quella resta un caposaldo di chi evidentemente ritiene prioritario occuparsi in primis degli immigrati. Non stupisce dunque che la Caritas abbia deciso di creare un fondo apposito per aiutare “gli esclusi dall’accoglienza”, ovvero i non italiani che secondo l’organismo pastorale della Cei sono profondamente danneggiati dal decreto sicurezza del governo.

La Caritas Ambrosiana ha già sborsato 500mila euro a tal fine, aprendo il nuovo fondo ai contributi dei cittadini che vorranno aderire a questo generosissimo progetto. Un fondo destinato agli immigrati ospitati grazie al sistema di accoglienza diffusa nelle strutture della Diocesi di Milano, appartamenti messi a disposizione per coloro che sono dotati di un permesso di soggiorno, e per finanziare le attività di solidarietà svolte dalla Caritas stessa. D’altronde con il decreto voluto dal vicepremier Matteo Salvini, questi immigrati non potranno più essere accolti nel nuovo sistema di accoglienza, l’ex Sprar.

La legge secondo il verbo cattocomunista

Non solo, in preda alla disobbedienza civile rispolverata dalle soffitte del cattocomunismo, la Caritas di Milano ha chiesto alle cooperative lombarde che si occupano di accoglienza in Diocesi di non eseguire gli allontanamenti richiesti e di continuare a offrire agli immigrati i servizi e i “percorsi di integrazione” avviati, cercando di garantire con le proprie risorse le coperture necessarie. Il fondo istituito è pensato per circa 200mila immigrati ed è stato lanciato alla fiera “Fa’ la cosa giusta!” dal direttore della Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti, durante la tavola rotonda “Quali prospettive per l’accoglienza dei rifugiati in Italia?”.

“Sappiamo che questo nostro gesto non risolverà il problema, ma per quanto è nelle nostre possibilità, obbedendo alla nostra coscienza, vogliamo almeno dare una risposta negli interessi, in primo luogo, dei nostri ospiti, ma anche delle comunità che si troverebbero a fare i conti per lo più con persone giovani, frustrate nel loro sogno di integrazione, destinate nelle migliore delle ipotesi ad alimentare il mercato del lavoro nero”, così il direttore della Caritas di Milano ha voluto spiegare il progetto. Insomma, la legge è cosa buona e giusta solo se conviene ai buoni e giusti. Altrimenti si può fattivamente contrastare: basta che lorsignori la considerino “la cosa giusta da fare”.

Alessandro Della Guglia

Commenti

commenti

5 Commenti

  1. La caritas deve ricordare che i soldi dj cui dispone sono stati donati dagli italiani per gli italiani bisognosi. Lo storno per i clandestini da rimpatriare perche non regolari, e un vero abudo. Cosa fare ? Salvini deve dare a tutti i clandestini un biglietto si sola andata e rimpatriare tutti. Nel contempo gli italiani non dobbiamo donare alla caritas neppure un centesimo.

  2. Certo stanziare dalla caritàs 500 mila euro per 200mila immigrati in pratica 2,25 euro a persona . Cara Caritas fino a qualche anno fa avevate l’8 per mille della chiesa perché pensavate pure agli italiani adesso vi è rimasto poco. Pensate agli immigrati clandestini economici che volete aiutare, gli italiani stanno pensado agli italiani.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here