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Torino, 10 feb – Prima ha sfasciato un negozio a mazzate e poi l’ha rapinato. Il motivo? Il commesso gli aveva chiesto i dieci centesimi per l’acquisto del sacchetto della spesa. Abdul Saktani, marocchino di 28 anni, è stato quindi tratto in arresto nel quartiere di barriera di Milano, a Torino.



La vicenda ha avuto luogo in un supermercato in via Leini. Il magrebino, risultato poi irregolare sul territorio e senza permesso di soggiorno, si è avviato alla cassa dopo aver fatto la spesa. Alla richiesta del cassiere di corrispondergli i dieci centesimi del sacchetto, l’uomo aveva reagito andando su tutte le furie, pretendendo di averlo gratuitamente. Dieci centesimi sono effettivamente una cifra esorbitante: per cui il marocchino aveva iniziato ad inveire contro il cassiere, tanto che questi si era visto costretto a chiedere l’intervento del titolare del negozio, che aveva a sua volta ribadito il concetto allo straniero: se si vuole il sacchetto si devono pagare dieci centesimi. Da qui il rifiuto di regalare la busta e il tentativo di allontanare il nordafricano dal negozio.

Per tutta risposta il 28enne è uscito dal supermercato e brandendo una spranga che aveva trovato nelle vicinanze, ha sfasciato la vetrina dell’esercizio commerciale; è rientrato e dopo aver arraffato 600 euro di incasso, se l’è data a gambe, facendo perdere le proprie tracce. Ma l’iroso Abdul ha commesso un errore che gli è costato la libertà: l’uomo, infatti, ha perso il telefono durante la colluttazione con titolare e commesso. Una persona scaltra avrebbe lasciato perdere il cellulare e si sarebbe dileguata: ma non Saktani, che tornato sul luogo per recuperare lo smartphone ha trovato ad aspettarlo, poco lontano dal punto vendita, i militari del nucleo radiomobile, che lo hanno subito ammanettato e preso in consegna.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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