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Roma, 3 apr – La recente notizia dell’alterazione dei dati Covid in Sicilia, commessa da esponenti di spicco della regione, ha suscitato scalpore. Ad oggi il bilancio conta già tre arresti e sette indagati. Tra essi l’assessore regionale alla Salute Ruggero Razza, che ha immediatamente rassegnato le proprie dimissioni. Le intercettazioni telefoniche lasciano trasparire l’assenso di quest’ultimo alla “spalmatura” dei dati Covid. Ciò al fine di evitare il cambio di colore in zona arancione o rossa per la regione. Doveroso rimarcare che, se al termine di indagini e processi, le accuse saranno realmente accertate, ci troveremmo dinanzi ad un episodio increscioso. Tuttavia, superando lo sdegno mediatico – dettato anche dalla possibilità di attaccare una giunta di centrodestra – ci sembra opportuno analizzare i motivi che possono aver incentivato tali azioni.

Perché la Sicilia ha alterato i dati Covid?

Sin dall’inizio dell’emergenza il governo ha assunto metodi confusionari e totalmente inadatti per fronteggiare la pandemia. Il rapporto Stato-regioni da parte sua non ha comportato maggiore chiarezza comunicativa ed organizzativa. Fattori fondamentali in situazioni simili. Anzi, proprio le divergenze tra alcuni governatori ed esponenti della maggioranza hanno acuito ritardi ed errori.

E’ da notare, a riguardo, che molte regioni italiane si trovano a fronteggiare emergenze quotidiane ben più gravi del Covid. A partire dall’arretratezza sociale per arrivare alla latitanza di settori economici che possano produrre ricchezza quotidiana e posti di lavoro comportano difficoltà economiche al ceto popolare. Anche in ragione di ciò è conseguenza ovvia che le restrizioni derivanti dalle zone rosse comportino l’acuirsi dei disagi sociali. L’instabilità occupazionale non può certo giovarsi di mesi in cui tutte o quasi le attività commerciali sono chiuse per scelta politica.

Tutto ciò, sommato alla mancanza di risarcimenti adeguati, comporta difficoltà che possono scaturire in eventi come quello recente avvenuto in Sicilia sui dati Covid. La prospettiva di dover passare settimane in lockdown dovuto ad appena qualche numero di contagi al di sopra dei folli limiti stabiliti dal governo può incentivare – sia pur non giustificandole – tali errate azioni. Sarebbe pertanto auspicabile maggiore consapevolezza delle difficoltà popolari, che possa produrre poi provvedimenti sociali di maggiore buonsenso.

Tommaso Alessandro De Filippo

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