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coop condannata al reintegroTerni, 24 lug – C’è un giudice a Perugia? Purtroppo per la Coop, sì. E se è un giudice del lavoro che impone il reintegro di una dipendente licenziata in tronco – ingiustamente – allora va ancora peggio per il colosso dei supermercati del centro-nord.



La vicenda è quella di Sabrina Granati, dipendente dell’Ipercoop di Terni, licenziata dal direttore del supermercato mentre era in malattia. Il motivo? E’ stata fotografata mentre si trovava, per tre sere consecutive nonostante il periodo di convalescenza, in un locale della città. Lecito, si direbbe, se la dipendente della Coop fosse in qualche modo costretta in casa dalla patologia. Solo che la malattia era legata a problemi di tipo psichico, “disturbo dell’adattamento, di grado medio/severo, con sintomatologia mista ansiosa e depressiva”, si legge nella perizia disposta. Una condizione clinica sui generis, per cui alla dipendente era stato consigliato “di evitare forme di ritiro sociale”. Il non chiudersi in casa, dunque, era in qualche modo parte della terapia.

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Nulla da fare per la Coop, che decide di sostituirsi al medico competenze e, da sola, procede a diagnosi e prognosi, decidendo di lasciare a casa l’addetta. Lei però non si è persa d’animo e ha presentato ricorso immediato alla magistratura del lavoro. Lapidaria la conclusione del giudice: “La condotta contestata non doveva considerarsi elemento sintomatico di simulazione”, spiega nelle motivazioni, aggiungendo che “il datore di lavoro non ha assolto l’onere di dimostrare l’insussistenza della malattia denunciata e certificata dalla lavoratrice”. Da qui la decisione: reintegro immediato, corresponsione delle sei mensilità nel frattempo non percepite e condanna la Coop a pagare le spese processuali.

Nicola Mattei

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