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Ustica affare maltese missile pista libicaQuinto articolo di approfondimento sulla strage di Ustica, dopo che le dichiarazioni del giudice Rosario Priore hanno riaperto il dibattito rispetto all’”Affare Maltese” e la possibile “Pista libica” dietro i fatti di Ustica e Bologna (link al primo articolo, link al secondo articolo, link al terzo articolo, link al quarto articolo)



Roma, 24 lug – Come ha fatto l’incursore ad arrivare in mezzo al Mar Tirreno, sotto al DC9 di Ustica, senza essere visto dalla rete di difesa nazionale integrata nella NATO? Nel precedente articolo abbiamo visto che il primo riscontro a una operazione di guerra elettronica lo abbiamo 38 minuti prima del disastro ed è riconducibile a un falso volo di una “aeroambulanza” libica decollata da Ajaccio per Tripoli, falso perché il Beechcraft 200 King Air (l’aeroambulanza) vola a max 500 km/h, mentre sul radar ce l’ho a quasi 1.000 km/h. Era un altro aereo molto più performante, non il Beechcraft. E quindi “pista libica”. Alle 18:40Z, 19 minuti prima della strage, appare davanti alla costa orientale della Sardegna un’altra traccia radar che si svela come un aereo che si maschera con un apparato da guerra elettronica: AJ450. La discussione tecnica sulle tre tracce che fanno guerra elettronica (come vedremo sono tre, una antecedente la strage (AJ453), una contestuale la strage (AJ450) e una successiva (KA011, simulata, tre ore dopo la strage) si trova a questo link. Non è questa la sede per la discussione tecnica, ognuno può andarsela a leggere. Lo scopo di questi articoli è di dimostrare che la “pista libica” emerge con forza anche dall’esame dei dati radar, e che non fu presa in considerazione dai periti giudiziari malgrado le evidenze oggettive e le mie insistenze fatte con il deposito di note tecniche e atti parlamentari che già nel 1980/81 lo ipotizzavano.

Perchè la Libia? Perchè già dall’articolo precedente abbiamo visto che la guerra elettronica porta in Libia, e perché è stato possibile documentare che l’Italia ha venduto apparati da guerra elettronica alla Libia fino al 2009. Li vendeva alla Libia nel 1980? Abbiamo riscontri che li vendeva all’Egitto, all’Iraq e alla Giordania, non sappiamo a chi altro. Ne abbiamo riscontri in atti parlamentari di ben 11 mesi prima di Ustica dove è scritto che contro il parere degli Stati Maggiori sono state vendute all’estero apparecchiature da guerra elettronica aereoportate in grado di superare il sistema difensivo nazionale e NATO.
Ed è stato impossibile avere risposte, qualsiasi tipo di risposta. Sono tornato sull’argomento solo a dicembre 2014 per un libro scritto dall’ingegnere svedese Goran Ljilia (uno dei periti giudiziari della Comm. Taylor-Misiti dove tutto è trattato in modo esauriente, anche il missile che “non esiste” e che poi “esiste”, quindi chi vuole può approfondire a questo link.

Ora è chiaro che avevo ragione e l’ipotesi “Guerra Elettronica” andava indagata (ripeto che non mi riferisco ai magistrati, ma ai “tecnici” delle varie parti che la hanno rigettata scrivendo una caterva di scemenze).

– I generali inquisiti che mi scrivevano “oggettivamente depista” facevano gli stipendi al 14 Stormo – 71 Gruppo da Guerra Elettronica di Pratica di Mare
– I periti giudiziari che mi scrivevano “profondamente ignorante” sulle tracce AJ450 e KA011 danno una spiegazione che presuppone nientemeno che la Terra girasse a rovescio. E io lo ho potuto smentire categoricamente (oddio, non è che ci fosse proprio bisogno di far intervenire un Professore del Cnr, ma poiché io ero “profondamente ignorante” e non mi credevano…)
– Il Supertecnico degli inquisiti ing. M.G. che mi scrive che “più che un tecnico sembra un romanziere” qualche anno dopo ammetterà su internet che nel 1980 il responsabile della divisione “Guerra Elettronica” della Elettronica spa di Roma, era lui!
– La sera del disastro ad esaminare i nastri viene richiamato da casa l’allora Tenente D.Z. Era l’ufficiale addetto alla Guerra Elettronica!
– Nel 2003, al processo, diventato Colonnello sugli Awacs D.Z. interrogato “sull’oggetto fermo davanti la Sardegna” se la cava con: “Quello? Forse un pallone”. “Forse”, nessuno ha da replicare. Io sono l’unico tecnico (della compagnia aerea!) che non viene chiamato a testimoniare. Ma su richiesta di un avvocato che rappresenta G.S., una bambina di 11 anni fra le vittime, preparo delle domande da fare a D.Z. Queste domande vengono “bocciate” (inutili) dal gruppo di “esperti avvocati” che gestivano quello che si poteva dire e quello che non si poteva dire. La Guerra Elettronica non si poteva dire.
– Anche l’Autorità Giudiziaria non era proprio inconsapevole se scrive a pag. 4.700 della Ordinanza di rinvio a giudizio: “Anche il gruppo Augusta aveva in corso trattative in quell’anno con l’Iraq che era interessato all’elicottero AB212, in grado di accogliere equipaggiamenti per guerra elettronica attiva e passiva….Sempre in quell’anno gli accordi tra il nostro Paese e l’Iraq prevedevano anche l’istruzione in Italia di militari iracheni. Dal 30 giugno al 31 agosto ’80 la Selenia ha tenuto un corso a ufficiali dell’Iraq sulle tecniche di guerra elettronica. Altri militari erano stati istruiti sul volo basico presso l’aeroporto di Amendola, di Galatina (Lecce) e Latina”.
– La traccia KA011 (in giallo nell’immagine) è la prova documentale che smentisce il “noi non ne sapevamo niente” dell’ambasciata americana. La traccia viene prodotta 3 ore dopo la strage dalla stazione radar NATO di Torrejon, Spagna, sede del 401th U.S. Air Force Tactical Air Wing, e trasmessa un Cross Tell (ponte radio) sul sistema radar italiano, con un codice (Cod. 45 Kilo) che la mette automaticamente sui monitor dei responsabili delle quattro regioni aeree italiane. Diventa un altro “pallone sonda” con la Terra che girava a rovescio.
– In atti parlamentari già 11 mesi prima e 5 mesi prima della strage si denuncia la vendita all’estero di apparati da guerra elettronica aereoportati in grado di superare il sistema di difesa nazionale e NATO. Con sistemi farlocchi per aggirare il Comitato Speciale in seno al Ministero degli Esteri (vietò la vendita alla Jugoslavia del mortaio da 81 someggiato, perché poteva essere usato per colpire l’Italia!)

Che altro potevo fare? Per chi vuole riscontri oggettivi trova il data base del radar di Marsala sul sito web (glielo diedi io molti anni fa, è quello che ho ricevuto dalla A.G.) con AJ453, AJ450 e KA011, a questo link. Per una più ampia trattazione: http://www.seeninside.net/.

Conclusioni

La “pista libica” esiste a livello giudiziario almeno dal 1987. E’ stata oscurata nell’interesse di tutti, e poiché rischiava di diventare di “incontestabile evidenza” nel 1989 fu inventato il “volo di Gheddafi” dove il leader libico diventava preventivamente “vittima”. I riscontri sono nell’esame del relitto e nel nastro radar di Marsala. Poi le panzane sul missile che non esiste, il volo di Gheddafi e la Terra che gira a rovescio lasciano il tempo che trovano. Se adesso la “pista libica” diventa plausibile anche per l’attentato a Bologna, ho voluto chiarire che è plausibile anche per il disastro di Ustica.

Luigi Di Stefano

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