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Roma, 7 set — L’Italia rischia di perdere il secondo treno nella corsa al vaccino di produzione nazionale: dopo il flop Reithera, anche Covid-eVax, il farmaco italiano anti-Covid prodotto da Takis e Rottapharm Biotech rischia di arenarsi per un problema di mancanza di fondi.



Il vaccino italiano rischia di arenarsi di nuovo

Questo nonostante il vaccino abbia superato a pieni voti la sperimentazione della prima fase, con una risposta immune contro il coronavirus del siero italiano rilevata nel 90% dei vaccinati. Il prodotto di Takis presenta inoltre una particolarità che lo distingue da tutti gli altri vaccini anti-Covid: è il primo a Dna ad avere raggiunto la fase di sviluppo clinico in Europa e questa caratteristica, spiegano i ricercatori, lo avvantaggia nella lotta alla variante Delta. Purtroppo, stando a quanto riportato oggi dal Messaggero, non ci sono fondi per continuare con le altre fasi della sperimentazione e quindi le due aziende sono costrette a uno stop. Non solo: Takis e Rottapharm devono fare i conti con i tempi lunghissimi di assegnazione del Green pass per i volontari arruolati nello studio.

Non ci sono i finanziamenti

«Per la prosecuzione dello sviluppo sarebbero necessari i finanziamenti che finora non siamo riusciti a ottenere», è la sconcertante denuncia di Luigi Aurisicchio, amministratore delegato e direttore scientifico di Takis. «Anche i vaccini esistenti, nonostante siano stati sviluppati da grandi aziende, hanno necessitato di interventi importanti da parte dei propri Paesi, come è logico per i vaccini contro una pandemia». Anche perché i risultati ci sono. Gli esiti dei test di fase 1 determinano che il vaccino Covid-eVax è risultato «ben tollerato» e che «ha indotto una risposta immunitaria (anticorpale e/o cellulare) a tutte le dosi testate (0.5, 1 e 2 milligrammi, somministrate in doppia dose)». I migliori risultati sono stati osservati «nel gruppo trattato al dosaggio più alto, con l’induzione di una risposta immunitaria fino al 90% dei volontari», con particolare rilievo per quanto riguarda la risposta di tipo cellulare.

I risultati sono favorevoli… ma si rischia il flop

«I risultati preliminari sono favorevoli», afferma Lucio Rovati, presidente e direttore scientifico di Rottapharm Biotech. «Riteniamo che i dati generati in questo studio siano una validazione dell’efficacia della nuova piattaforma tecnologica dei vaccini a Dna, diversa rispetto a quelle già disponibili a Rna messaggero o a vettore virale, e potenzialmente utile anche in campi diversi, come ad esempio per il trattamento di alcune patologie oncologiche». Al problema dei finanziamenti si aggiunge, paradossalmente, l’alto numero di vaccinati tra gli italiani: in questo momento è difficile, quindi, trovare qualcuno che non sia stato inoculato con altri sieri e che sia disposto a sottoporsi alla sperimentazione per il vaccino italiano. «Peraltro il profilo della reazione immunologica, con una forte risposta di tipo cellulare, è tale che — osserva Rovati — Covid-eVax dovrebbe essere testato come terza dose quando la risposta anticorpale da parte dei vaccini già disponibili andrà a diminuire e al fine di fornire un forte impulso alla memoria immunitaria».

Cristina Gauri

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