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Roma, 17 feb – Lo scorso anno cinque persone si vestirono da SS, indossando uniformi militari di foggia tedesca, con l’intento di inscenare una rievocazione storica. Il fatto, accaduto il 27 gennaio (Giorno della Memoria) a Lizzano In Belvedere, in provincia di Bologna, scatenò una ridda di polemiche e finì sui giornali dopo che la Digos, su ordine della Procura di Bologna, eseguì perquisizioni nei confronti dei cinque uomini, che finirono indagati per apologia di terrorismo o crimini contro l’umanità. Un anno dopo il tribunale di Bologna ha archiviato il caso, perché “non è possibile provare l’elemento soggettivo del reato contestato” e “non vi sono riscontri che le attività svolte dagli indagati, insieme agli altri rievocatori del gruppo, vadano oltre la rappresentanza scenica”. Il giudice ha inoltre disposto il dissequestro e la restituzione dei beni ai legittimi proprietari, ovvero alle cinque persone indagate.

“Una vicenda grottesca”

In soldoni vestirsi con uniformi da soldati nazisti non può essere considerato di per sé un reato e per il magistrato “non appare capace in concreto di determinare in altri, un sentimento di approvazione o di emulazione per i crimini nazi-fascisti tale da indurre alla effettiva commissione di delitti della stessa indole”. “Finalmente – ha dichiarato l’avvocato Emanuele Fusi, difensore di uno degli indagati – si è fatta giustizia su una vicenda grottesca, che aveva finito per trasformare in mostri dei semplici ragazzi e persone che stavano solamente facendo un album fotografico in ambito di rievocazione storica attinente alla Seconda Guerra Mondiale, senza alcuna finalità di esaltazione dei crimini di guerra”. Secondo Fusi “questo dovrebbe servire da lezione anche a chi ha strumentalizzato il caso per fini politici, agitando lo spauracchio del nazi-fascismo redivivo”.

Alessandro Della Guglia

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