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Viterbo, 6 ottobre – Essere a Civita di Bagnoregio per la prima volta offre già da sé un’emozione antica e affascinante; ed è proprio da questo millenario borgo arroccato sulla roccia tufacea della valle dei Calanchi, tra il fiume Tevere e il lago di Bolsena, tra rovine e miti di Etruschi e Romani, che il mensile Cultura Identità fondato da Edoardo Sylos Labini e diretto da Alessandro Sansoni, ha battezzato la Rete delle Città Identitarie.

La Rete delle Città Identitarie

Un progetto ambizioso quello legato alla rivista mensile supplemento de il Giornale, che coinvolge personaggi del mondo dell’arte, storici, intellettuali e, soprattutto per la sua attuazione, deputati, sindaci, assessori e consiglieri comunali e regionali da svariate zone d’Italia, non solo a guida centrodestra. Dopo un primo benvenuto in piazza S.Donato, con le autorità schierate insieme ai gonfaloni sul sagrato dell’omonima chiesa, un inno di Mameli rivisitato dalle corde di una chitarra elettrica del “rock nonconforme” e condito dalla poesia futurista di Edoardo Sylos Labini, i partecipanti trovano riparo dalla pioggerellina nella sala conferenze del palazzo rinascimentale “Alemanni-Mazzocchi”. Qui gli onori di casa spettano ovviamente al Primo Cittadino di Civita, Luca Profili, che ci ha raccontato come, nonostante la crisi e la pandemia, Civita di Bagnoregio nel 2020 ha accolto tra le sue mura oltre 300 mila persone delle quali 83 mila nel solo mese di agosto.

Un inno rock – Video

 
Uno degli obiettivi che si prefigge oggi Città Identitarie, unitamente all’amministrazione di Civita, è la candidatura del borgo di Bagnoregio a patrimonio mondiale dell’umanità, Unesco. “Con la passione che ci contraddistingue – presenta e modera gli intervenuti Edoardo Sylos Labini – lanciamo oggi dalle pagine del nostro mensile CulturaIdentità, da questo incantevole borgo della Tuscia, la Rete delle Città Identitarie. Una lega di borghi, di comuni dalle mille patrie che vogliono raccontare al mondo la loro magnifica diversità. Su quel ponte che collega in un lungo corteo l’uomo al divino facciamo sventolare i gonfaloni della più bella Italia, quella che non morirà mai”.

Gli interventi di Sgarbi, Ricucci e Mollicone

Tornato a Civita dopo quasi cinquanta anni, Sgarbi ha preferito partecipare a questo evento di Cultura Identità piuttosto che a “Borghi più belli d’Italia”, analoga manifestazione organizzata a Roma dalla Regione Lazio. Dopo aver duramente criticato il segretario nazionale del Pd, Nicola Zingaretti,  un “criminale” per aver obbligato i laziali ad indossare la mascherina all’aria aperta: “Come mettersi il preservativo per andare a letto da soli”; il Vittorione nazionale si è lanciato in un elogio alla cultura e alla civiltà italiana che deve difendere i suoi borghi e le sue chiese ormai abbandonate, parafrasando Benedetto Croce nel “dopo duemila anni noi italiani non possiamo non dirci cristiani”. Seppur polemico con la parola identità che ricorda al critico d’arte brutte avventure dall’odiato dentista, Sgarbi ha concluso rilanciando il lodevole progetto della Rete delle Città Identitarie perché “in questa città che muore auspichiamo ad una nuova vita”. 
 
“Dei, fate e fauni rivivono qui nei santi di una conversione tradizionale di San Bonaventura” ha raccontato poi lo scrittore Emanuele Ricucci. Il suo intervento colmo di riferimenti identitari ha spronato presenti e amministrazioni ad essere avanguardia, riscoprendo la bellezza della storia e della tradizione in un epoca in cui il consumismo sta divorando la nostra nazione. Un altro intervento degno di nota, sulla stessa riga dei primi relatori, è stato indubbiamente quello dell’onorevole Federico Mollicone che con Sgarbi svolge un quanto mai importante lavoro in commissione Cultura per preservare l’identità dei borghi italiani.

Tornusciolo e Sansoni

Chiamati a relazionare sul palco dell’evento si sono susseguiti poi sindaci, consiglieri ed assessori di La Spezia, di Casale Monferrato, Anagni, Frosinone, Pontecorvo, Fiuggi e il sindaco della terremotata Norcia che ha ricordato l’importanza di non piegarsi né alla burocrazia moderna né agli eventi climatici, sismici o sociali che spopolano i piccoli borghi. Tra gli ultimi interventi quello del consigliere comunale del Comune di Grosseto, unica rappresentanza dalla vicina Toscana, Gino Tornusciolo: “La cultura e l’identità delle nostre città, dei nostri paesi o borghi, sono il lascito diretto dei nostri padri, dei nostri nonni e di chi ci ha preceduto, sono le nostre radici dirette. Difendere l’identità dei questi luoghi è un rendere omaggio a chi, con sacrificio, ha saputo migliorare e arricchire ciò che un giorno ci è stato lasciato in eredità non per distruggerlo ma per miglioralo affinché le generazioni future continuino a preservare questo legame diretto ed eterno”.
 
Per il direttore di CulturaIdentità, Alessandro Sansoni, urge tornare a ripopolare le aree interne di quell’Italia profonda e oggi semi-abbandonata. Resuscitare l’energia dell’Italia nei borghi del passato, che tornino nel presente e nel nostro futuro. “Nel nuovo mondo globalizzato l’Italia è un paese in profonda crisi, sia economica che culturale, in cui ormai si contrappongono le cosiddette “aree interne”, in particolare quelle appenniniche, alle più in voga aree metropolitane e costiere. Con la progressiva desertificazione manifatturiera e la crisi di risorse moltissimi comuni del centro-sud hanno subito un processo di spopolamento lavorativo e abitativo che ha visto alcuni enti locali a puntare tutto sulle sempre ricche casse dei fondi dell’accoglienza degli immigrati. E se l’Italia più profonda è andata assottigliandosi numericamente nel corso dei decenni, così come è vero che molti usi, costumi, valori e mestieri sembrano essere definitivamente scomparsi; è pur vero che non è ancora tutto perduto e fagocitato dal mondo globale… La ‘provincia italiana’ è ancora una categoria sociale, economica e culturale dotata di una sua consistenza e forza – conclude Sansoni – Quieta in attesa di reinventarsi e scovare nel passato i modelli in base ai quali gettare le basi di un futuro non sradicato”.
 
Andrea Bonazza

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