Roma, 12 sett – Negli ultimi anni stiamo assistendo ad una poderosa e necessaria riscoperta dell’epopea fiumana, grazie anche alla meritoria opera di case editrici indipendenti come la Aga e la Eclettica.

Alla festa della Rivoluzione

In principio, però, fu Alla Festa della Rivoluzione – Artisti e Libertari con D’Annunzio a Fiume di Claudia Salaris (ed. Il Mulino, 2002). Un libro imprescindibile ancorché alcune conclusioni dell’autrice apparissero un po’ tirate per i capelli, senza però che questo tolga un’oncia di valore ad un libro dal valore culturale inestimabile. In campo musicale, con mai celata ispirazione a questo tomo, a ridare vigore alla “riscoperta” dell’Impresa un altrettanto imprescindibile cd musicale, tanto più notevole in quanto totalmente autoprodotto.

La Ballata dell’Ardito


Stiamo parlando del concept “Disobbedisco”, dei genovesi Ianva (Antica Fonografia Il Levriero, 2006), preceduto dal gustoso antipasto fornito dal mini-cd apripista “La Ballata dell’Ardito”. Gli Ianva rappresentavano allora un’assoluta novità nel panorama musicale nazionale ma potevano vantare una formazione di tutto rispetto che coagulava insieme alcuni importanti personaggi di differenti e validissimi scene musicali (prog rock, metal, dark). Difficilissimo, se non arduo, etichettare il sound del gruppo così ricercato ed elitario ma al tempo stesso scevro da “barriere” e ghetti artistici autoimposti. E, del resto, dalla mente di due “colossi” quali Renato “Mercy” Carpaneto e Stefania D’Alterio sarebbe stato impossibile aspettarsi qualcosa di meno. Non trascurando tutti gli importanti nomi che hanno creato questa magnifica energia sinergica, questo collettivo che è molto più della somma dei singoli.

Politici attraverso l’Arte

Facendo di Ianva un’esperienza sensoriale che travalica la pur importante sensibilità musicale di ogni membro. Senza inscatolarsi in una limitante visione “militante” (e non per viltà culturale ma in quanto manifestazione delle multiformi e differenti visioni ideali e culturali della band), gli Ianva sono riusciti ad essere elegantemente “politici” nel modo più alto e meno fazioso del termine. Politici attraverso l’Arte che è, anche, metapolitica. Certo, estrapolare un singolo album dalla discografia della band è fuorviante. Non c’è un album migliore di un altro.

Disobbedisco, concept su Fiume

Citiamo Disobbedisco solo in relazione al Centenario della presa di Fiume. L’album rappresenta un “concept”, in cui i vari brani rappresentano l’ordito di una storia unica, i vari capitoli. Il senso di rivalsa. L’irredentismo. La Repubblica degli Artisti. La Carta del Carnaro. Insomma, quell’epopea indimenticabile che culminò nel fratricidio del Natale di sangue, dopo appena 16 mesi. Disobbedisco racconta del Maggiore Renzi, Ardito più per inquietudine interiore e incoscienza che per volontario eroismo e di Elettra Stavros, chanteuse del Caffè Europa, uno dei luoghi brulicanti di “avventure” della Città di Vita. Ma anche spia al soldo della Società delle Nazioni per tenere d’occhio D’Annunzio e i fiumani. Di qui, un amore tormentato che spinge la spia ad abbracciare il campo dei Legionari.

Anche la parte grafica del cd (in digipack) si presentava curatissima, a ribadire la “totalità” di un’opera d’Arte che voleva e vuole ancora oggi fornire il meglio a livello compositivo, realizzativo ma anche estetico. Disobbedisco è una perla rara nel noioso panorama indipendente nazionale. E’ un’opera totale.

Disobbedisco, attraverso gli accadimenti dei due personaggi protagonisti riesce ad abbracciare tutti i 16 mesi: dalla rabbia per la Vittoria Mutilata allo scontro fratricida con il Regio Esercito (preceduto da una messa in musica dell’ultimo discorso di D’Annunzio da far venire i brividi ad ogni ascolto). Nel centenario della Repubblica fiumana questo cd va scoperto e riscoperto. Soprattutto per render merito a chi, in tempi non sospetti, invece di “cavalcar mode” ha riacceso fuoco e attenzione su un evento storico spesso trascurato anche da coloro che si dicevano e dicono eredi dell’Irredentismo e dello spirito patriottico.

Maurizio L’Episcopia

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