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Hugo Pratt, “Gli scorpioni del deserto”Roma, 2 mar – “Piccolo chalet, gaio come te sorridente e azzurro come il ciel” è cosi che canta il tenente Stella – volontario fascista nella Milizia per la Sicurezza Nazionale – nella seconda avventura della saga de “Gli scorpioni del deserto” realizzata dalle preziose mani di Hugo Pratt. E chissà che il fascino della canzone del 1938, apparsa col fumetto per la prima volta nel 1969 tra le pagine della rivista “Il Sgt. Kirk”, sia rimasto immutato anche in inglese: è infatti fresca la notizia che il celebre albo sia stato pubblicato sul suolo americano con il titolo di “The scorpions of the desert”.

Le vicende raccolte nella saga hanno come minimo comun denominatore il protagonista Koïnsky, tenente polacco alla guida di una squadra irregolare dell’esercito inglese in Africa orientale, nel periodo della seconda guerra mondiale. Personaggio che rispetto al più famoso Corto Maltese, è ancor più lontano dallo stereotipo dell’eroe avventuroso senza macchia e senza paura, e che porta in faccia le cicatrici lasciate da “una ragazza russa…che del resto forse aveva ragione”.

A farne da contorno, anche se risulta riduttivo definirli tale, tutta una serie di comprimari eccellenti: dal guerriero dancalo alleato di Corto nelle Etiopiche, Cush, al comandante Fanfulla, passando poi per tutta una serie di personaggi femminili che nelle vicende di “Brise de Mer” prendono addirittura il sopravvento. Ma soprattutto in “Piccolo Chalet”, titolo tratto dalla canzone in voga nel ventennio, c’è il tenente Stella: primo caso di fascista bello, ribelle e non caricaturato – cosa che nei fumetti rende la natura del soggetto, e difatti i “cattivi” sono sempre rappresentati brutti. Un personaggio positivo ed estremamente simpatico, realizzato in un periodo, quello degli anni ’70, in cui qualsiasi forma di estetica fascista era assolutamente un tabù.

E poi l’Africa. Un’ambientazione che Pratt conosce alla perfezione avendo passato lì il periodo dell’adolescenza, arruolandosi tra l’altro nella polizia coloniale a soli quattordici anni. Così racconta Silvina Pratt, figlia del maestro veneziano, nel suo libro Con Hugo: “Soldato adolescente, partito per la guerra in Africa, ha visto suo padre Rolando, fascista, imprigionato e poi, malato, morire in un campo di prigionia sotto il sole d’Africa” – e ancora, parlando del padre – “[…] sono stati i soldati – spiega Silvina – a conferirgli la sua forma mentis. Gli anni trascorsi in un accampamento miserabile e sporco. Verso le sette di pomeriggio squillavano le trombe africane, mentre i colori della bandiera francese calavano dall’asta. Hugo aveva voglia di piangere. Al posto del blu, avrebbe voluto vedere il verde”.

Una lettura quindi che consigliamo vivamente ai lettori americani, e non solo. Piccola nota a margine riguarda l’ideazione e la realizzazione del progetto editoriale, che appartiene alla CONG SA, la società di proprietà di Pratt che detiene l’esclusiva dell’esercizio dei diritti d’autore per tutta la sua produzione. È simpatico ricordare che il nome scelto per la società nasce dalla sfida che il disegnatore lanciò, e che a quanto pare ancora persiste, ai colossi dei comics americani, come ci ricorda il sito della stessa CONG: “Hugo amava divertirsi, soprattutto con le cose serie, figuriamoci con il nome della Sua società. Lui si ricordava gli altisonanti nomi delle società americane come la King Feature Syndicate, quella fondata da William Randolph Hearst […]. Fino alla seconda guerra mondiale il King Features dominò il mercato del fumetto americano e portò in Europa Flash Gordon, l’Uomo Mascherato, Mandrake, tanto per citarne alcuni. E allora ecco che Pratt s’inventa la Comics Organization News Gold”. La CONG appunto, con la quale ancora oggi il poeta veneziano del tratto tenta la scalata ai grattacieli d’oltreoceano.

Davide Trovato

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