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Protesta operatori turistici PompeiPompei, 2 mar – “Non vogliamo farci rubare il lavoro dagli stranieri”. Possiamo così riassumere il vero motivo della protesta degli operatori turistici che ieri si è svolta a Pompei. Forse gli slogan di Salvini arrivano anche a Sud. In realtà è una questione complessa che merita di essere analizzata attentamente.

Il presidente delle Guide Turistiche della Campania, Pietro Melziade, in una nota ha dichiarato: “L’Italia si svende e dequalifica, così facendo, tutto il patrimonio artistico. Il Decreto Ministeriale del 29 gennaio Mibact impone alle guide turistiche già abilitate in Italia un ulteriore esame per esercitare nei siti (musei e monumenti storici) per i quali è necessaria una specifica abilitazione”.

“Ciò significa -spiega il rappresentante regionale della categoria- che le guide, che già sono state sottoposte a verifica per il proprio territorio di competenza, dovranno essere di nuovo esaminate per i siti archeologici e museali in cui già esercitano e per cui è comprovata la conoscenza. Si faciliteranno così le guide provenienti da altri Paesi della Comunità europea e i Tour operator che le assumono per esercitare la professione di guida qui in Italia”.

“Alle guide turistiche di altri stati membri in regime di libera prestazione di servizi temporanea e occasionale -spiegano ancora- sarà comunque permesso di esercitare liberamente in Italia senza alcun controllo e senza aver sostenuto alcun tipo di accertamento della conoscenza del territorio, pagando poi le tasse nel proprio paese d’origine, mentre alle guide italiane già abilitate si richiede di rifare gli esami per i siti cosiddetti riservati”.

Melziade non è il fondatore della lista civica Noi con Salvini-Pompei. Lui è solo l’ultimo ad aver sollevato la questione. Il 15 dicembre a Roma si è svolto un sit-in di protesta per gli stessi motivi. Aderirono a quella protesta: Federagit Confesercenti, Angt – Associazione Nazionale Guide Turistiche, Fisascat-Cisl, Uil-Tucs Guide Turistiche, Filcams-Cgil Guide Turistiche, Centro Guide Toscana aderente a CNA Professioni e numerose altre associazioni locali. Tutta gente che sostiene che non si può fare a meno della presenza di lavoratori stranieri. A meno che, non venga toccato il loro orticello.

Leggiamo, infatti, la nota emessa in occasione di questa manifestazione per capire meglio l’ipocrisia progressista. “Le guide turistiche abilitate aderenti alle maggiori sigle sindacali e professionali di categoria protestano contro il Decreto Ministeriale in via di approvazione. Mentre viene permesso a guide europee prive di competenza specifica accertata di illustrare una parte consistente del patrimonio culturale e dell’identità italiana, creando un reale dumping sociale alle guide turistiche abilitate in Italia (italiane e straniere) ed operanti da anni o decenni, viene richiesta una nuova certificazione delle competenze già acquisite che non possono essere sottoposte nuovamente ad accertamenti. Oltre a protestare con tutta l’energia e con tutti i mezzi possibili, le guide abilitate faranno migliaia di ricorsi”.

In pratica il turista è mio e lo guido io. Ciceroni indigeni contro ladri di lavoro stranieri.

Le ragioni sono certamente legittime per chi pensa che vengano prima gli italiani in base al sacrosanto principio della prossimità. In realtà però c’è un sinistro strabismo. Infatti, se vogliamo badanti muratori e contadini a basso costo dai paesi più poveri, ci opponiamo se i Lavoratori della Conoscenza italiani vengono messi in concorrenza con altri colleghi di Paesi stranieri.

Insomma, caro compagno migrante sei una risorsa se cambi il pannolone del nonno o se mungi una mucca per pochi euro. Ma stai lontano dalle cattedrali della cultura nostrana. Ti mancano le basi. Non hai mai letto un fondo domenicale di Eugenio Scalfari. Non hai mai sfogliato un testo di Umberto Eco.

Questa situazione ricorda una famosa battuta di Enrico Montesano quando imitava Enrico Berlinguer. Al comico romano nei panni del leader comunista veniva chiesto se riteneva che la proprietà fosse ancora un furto, lui serafico rispondeva: “Certo. Per questo invito i compagni a mettere l’antifurto”.

Salvatore Recupero