Roma, 13 nov – È morto Stan Lee. Aveva 95 anni – a fine anno ne avrebbe compiuti 96 – e da tempo iniziava a mostrare segni che facevano presagire ai fan l’imminenza della sua morte, soprattutto dopo il suo ricovero a Los Angeles per problemi respiratori e cardiaci lo scorso febbraio. Eppure, anche se la sua morte era quasi attesa da un momento all’altro, la notizia del decesso è stata accolta con quello sbigottimento di chi vede finire un’epoca, di chi vede morire una di quelle icone che hanno segnato generazioni e che in qualche modo si credevano immortali.

Stan Lee, all’anagrafe Stanley Martin Lieber, nato a New York nel 1922 da immigrati ebrei romeni, è indubbiamente il più grande e conosciuto maestro del fumetto statunitense del secondo dopoguerra e soprattutto è il “papà”, ma forse anche qualcosa di più, di tutto l’universo Marvel, il più grande universo fumettistico di super-eroi che insieme alla DC (quella di Batman e Superman) domina incontrastato il settore.

Era il 1961 quando Stan Lee iniziò una vera e propria rivoluzione. Insieme al disegnatore Jack Kirby creò, in risposta alla Justice League lanciata dalla DC, il supergruppo dei Fantastici Quattro. Fu un successo clamoroso e nei primissimi anni sessanta si susseguirono nuove creazioni di personaggi destinati all’immortalità e a dominare la scena fumettistica: Hulk, Iron Man, X-Men, Daredevil, Thor, Doctor Strange, Capitan America – in realtà nato nel periodo bellico ma poi finito nel dimenticatoio e resuscitato, in tutti i sensi, proprio da Stan Lee – ma soprattutto l’Uomo Ragno, vera icona supereroistica destinata a un successo planetario mai raggiunto da nessun altro eroe mascherato.

Il fenomeno Marvel dilagò anche per il nuovo approccio più adulto al fumetto che iniziò a ri-avvicinare un pubblico più maturo al genere, fino a quel momento appannaggio solo degli adolescenti[1]. La Marvel iniziò a usare temi più cupi e angoscianti, iniziò ad uccidere anche personaggi amatissimi e di primissimo piano – gli appassionati ricorderanno la morte di Gwen Stacy, la prima fidanzata storica dell’Uomo Ragno, che causò all’epoca molto clamore – iniziò ad inserire temi sociali come la violenza, la droga, la criminalità soprattutto giovanile e minorile ma iniziò anche a inserire tematiche politiche tipicamente progressiste e democratiche su razzismo, minoranze e omosessualità che generarono molte polemiche – allora si inizò a discutere dei fumetti come causa della violenza giovanile, proprio come decenni dopo accadde ai videogiochi – ma che alla fine fece scuola e fu imitata arrivando a risultati spesso ridicoli soprattutto negli ultimi anni.

Di fatto la Marvel divenne avanguardia e costrinse tutti gli altri editori ad adeguarsi e ad inseguire, tanto che il passaggio epocale dalla Silver Age dei fumetti alla Bronze Age[2], anche se caratterizzato da eventi DC, fu in pratica causato proprio dal cambiamento epocale di stile e di contenuti generato da Stan Lee e dalla Marvel.

Tutti i grandi supereroi del cosiddetto Marvel Cinematic Universe che tanto successo sta avendo tra critica e botteghino, insomma, sono in tutto e per tutto figli di Stan Lee. Tanto che il loro creatore appare in un cameo, in una piccola apparizione spesso simpatica e divertente, in praticamente tutti i film del franchise iniziato con Iron Man nel 2008 e che si appresta a finire il ciclo, presumibilmente per iniziarne uno nuovo con nuovi personaggi, con l’imminente Avengers 4 in cui l’apparizione di Stan Lee sembra confermata e che speriamo possa essere un degno omaggio a un artista che ha rinnovato un genere e creato mondi in cui tutti, bene o male, ci siamo divertiti a vivere avventure insieme ai nostri eroi dell’adolescenza.

Carlomanno Adinolfi

[1] In realtà il fumetto era stato un genere “adulto” soprattutto nel periodo pulp tra gli anni ‘20 e gli anni ‘30, poi ridotto a genere infantile e adolescenziale tra gli anni ‘40 e appunto gli anni ’60 in cui tornò ad alzare l’età del pubblico di riferimento

[2] Anche il fumetto ha le sue “quattro età”. Dopo il suddetto periodo pulp si hanno la Golden Age che va dagli anni ‘40 agli anni ’50, caratterizzata da tematiche allegre e leggere, con eroi buoni e sorridenti e cattivi simpatici e scherzosi. Si ha quindi la Silver Age che va da metà anni ’50 a metà anni ’60 che vede il rinnovamento degli eroi, con personaggi più caratterizzati e inserimento di tematiche fantascientifiche e horror. La Bronze Age, iniziata a metà anni ’60 è quella che porta in auge tematiche più adulte, violenza e morte. La Modern Age inizia nel 1986 grazie a Alan Moore e Frank Miller, le tematiche Bronze Age arrivano a maturazione ed è con essa che iniziano le tematiche più cupe, a volte dark, con eroi controversi che non sono più i semplici “buoni” ma spesso anti-eroi o comunque eroi che hanno una tridimensionalità molto più realistica, con i propri drammi e lotte interiori.

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  1. […] Tanto che il loro creatore appare in un cameo, in una piccola apparizione spesso simpatica e divertente, in praticamente tutti i film del franchise iniziato con Iron Man nel 2008 e che si appresta a finire il ciclo, presumibilmente per iniziarne uno nuovo con nuovi personaggi, con l’imminente Avengers 4 in cui l’apparizione di Stan Lee sembra confermata e che speriamo possa essere un degno omaggio a un artista che ha rinnovato un genere e creato mondi in cui tutti, bene o male, ci siamo divertiti a vivere avventure insieme ai nostri eroi dell’adolescenza. Fonte: IL PRIMATO NAZIONALE […]

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