Roma, 13 dic – Siamo in periodo natalizio ed in tv passa la solita sequenza di film a tema, alcuni memorabili, altri passabili e molti tremendi. Ma, per trascorrere al meglio le festività, invece vi consigliamo la visione di una pellicola totalmente fuori tema, ma che può essere considerata un vero e proprio sgangherato inno punk alla vita: Una scomoda circostanza del regista Darren Aronofsky.
Il mondo degli ultimi
Aronofsky, che abbiamo conosciuto per film del calibro di The Wrestler, Il cigno nero e Requiem for a Dream, ha sempre amato sviscerare il mondo degli ultimi. E, più in generale, degli esseri umani messi più a dura prova dall’esistenza. Come per esempio il personaggio di Randy Robinson (interpretato magistralmente da Mickey Rourke), lottatore anni ’80 caduto in disgrazia e nel dimenticatoio in The Wrestler. Con Una scomoda circostanza continua su questo filone, ma lo fa passando ad un genere tra la commedia ed il gangster movie che pare un tributo a Fuori orario di Martin Scorsese ed alla cinematografia di Guy Ritchie.
Alla base della storia abbiamo il romanzo del 2004 di Charlie Huston A tuo rischio e pericolo (Caught Stealing in originale, che vedrà anche due seguiti a completare la trilogia), che avrebbe dovuto essere realizzato nel 2013 da Wayne Kramer, ma poi non se ne fece nulla fino a che lo riprese in mano Aronofsky, con protagonista Austin Butler e con una serie di comprimari di lusso, come Vincent D’Onofrio, Liev Schreiber, Zoë Kravitz, Laura Dern, Regina King e Griffin Dunne. Lo strambo titolo italiano non sembra chiarire molto della pellicola, mentre l’originale Caught Stealing ne svela l’essenza. Infatti questa è un’espressione del baseball che si riferisce ad un giocatore sorpreso a rubare una base, ma, ovviamente, può riferirsi anche alla sparizione della partita di droga della trama.
Una scomoda circostanza
Tutto ha inizio nel 1998 a New York con il protagonista Hank Thompson, una ex promessa del baseball di San Francisco, che, a causa di un grave incidente automobilistico, ha dovuto porre fine alla sua carriera. Ma non al suo amore condiviso con la madre per i San Francisco Giants. Disilluso dalla vita, si è rifugiato nella Grande Mela dove conduce un’esistenza priva di ambizioni lavorando in un bar del Lower East Side, passando il tempo tra bevute senza un domani e una storia con la sua ragazza Yvonne, che cerca di convincerlo a fare sul serio.
La sua monotona esistenza cambia improvvisamente quando il suo vicino Russ, un punk londinese, è costretto a tornare in Inghilterra al capezzale del padre morente e gli lascia in affidamento il suo gatto Bud. Quello che non sa però è che Russ è coinvolto in loschi affari di droga con criminali russi, ebrei e latini e poliziotti corrotti. Da quel momento tutta la sua esistenza subirà violenti scossoni che lo porteranno a dover cambiare radicalmente vita. La trama, come è chiaro, non è nulla di estremamente originale, ma il punto di forza del film è nella sua realizzazione e nei dialoghi al fulmicotone ripresi dal romanzo.
Hank e Bud
Ecco che quindi il tutto diventa un folle inno anarchico all’esistenza, nel quale in fondo il vero protagonista diventa il gatto Bud (del resto esiste animale più anarchico del felino?). Hank all’inizio lo guarda con diffidenza, salvo poi diventarne di fatto protettore, perché Bud diventa il simbolo della sua rinascita e l’unico legame con la sua vita passata. La cosa più ironica è poi che questa Odissea punk (scandita anche dall’ottima colonna sonora), vada di pari passo con l’ossessione del protagonista per il baseball, che è invece sport di statistica e di logica, dimostrando con simile metafora come due modi antitetici di intendere la vita possano coesistere e, anzi, significare la salvezza per il protagonista. Lasciatevi quindi trascinare in questo folle viaggio, all’apparenza leggero ma con un retrogusto amaro come la vita.
Roberto Johnny Bresso