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Torino, 13 feb – Non c’è niente da fare. Certa sinistra non tollera in alcun modo che vengano ricordate le Foibe. E poco importano le parole di un «insospettabile» come Sergio Mattarella. Sulla tragedia delle popolazioni istriano-dalmate bisogna parlare il meno possibile. In particolare nelle scuole. In effetti, la sinistra torinese è letteralmente andata fuori di testa quando ha saputo che Elena Chiorino (Fdi), assessore all’Istruzione in Piemonte, intende distribuire agli alunni della Regione Foiba rossa, fumetto di Ferrogallico dedicato alla drammatica vicenda di Norma Cossetto.

Arrivano i censori delle Foibe

A lanciare l’appello alla censura è stato soprattutto Carlo Greppi. Questi è membro del Comitato scientifico dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri, che coordina la rete degli Istituti per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea in Italia, nonché autore di Bruciare la frontiera, romanzo immigrazionista edito da Feltrinelli. Un curriculum, insomma, che testimonia bene l’imparzialità del Greppi. «Il fumetto Foiba rossa – ha scritto – che l’assessorato all’istruzione della Regione Piemonte, retto dalla meloniana Elena Chiorino, intende distribuire nelle scuole superiori è edito da Ferrogallico, una casa editrice vicinissima all’estrema destra», ha tuonato il Greppi. Che, senza allarmismo alcuno, aggiunge che è di vitale importanza fermare «l’avanzata del neofascismo nelle scuole».

«La scuola è antifascista»

A dargli manforte c’era anche l’insegnante Marco Meotto: «Riteniamo – hanno detto – che si possa e debba arginare questa normalizzazione e istituzionalizzazione della narrative neofascista, ergendosi a difesa del mondo della scuola, a presidio della scuola repubblicana, antifascista e democratica e per arginare il definitivo sdoganamento del fascismo. Diciamolo ovunque e a chiare lettere che il fumetto, edito da una casa editrice neofascista, deve essere immediatamente ritirato dalle scuole piemontesi».

La risposta di Fratelli d’Italia

A rispondere per le rime al Greppi e al suo sodale, ci ha pensato Maurizio Marrone, capogruppo regionale di Fratelli d’Italia: «Se la polemica arriva da un cosiddetto storico che ha avuto la faccia di definire dalla TV di Stato il genocidio anti-italiano consumato in Istria, Fiume e Dalmazia come “violenza popolare titina” e bollare il dibattito sulle foibe come “spropositato”, le sue accuse sono medaglie da appuntarsi orgogliosamente sul petto». E infine la stoccata: «Sappia Greppi che le sue teorie giustificazioniste sono già nel cassonetto della Storia».

Valerio Benedetti

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