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Roma, 13 feb –  La civiltà nichilista dei mercati si esprime anche, e non secondariamente, nella dissoluzione della figura del Padre o, più precisamente, in quella che Lacan definisce l’évaporation du père. Il Padre è, anzitutto, simbolo dell’identità e della provenienza. È la figura che permette al soggetto di identificarsi in una storia e in una tradizione: in una parola, di essere pienamente se stesso a partire dalla propria venuta al mondo. Di ciò offre un fulgido esempio l’uso del patronimico – il “pelide Achille” – presso gli antichi greci. La figura del Padre corrisponde, sul piano individuale, al padre biologico, che ha generato l’individuo come figlio, riconoscendolo e inserendolo in una tradizione familiare e in una storia: il Padre garantisce al figlio che la “gettatezza” (Heidegger) che l’ha portato al mondo non è una mera accidentalità. Al contrario, si incastona in una storia che al figlio preesiste e che conferisce un senso al suo essere al mondo. Il figlio non è solo la mera individualità vivente, quale esiste dalla nascita: è anche la storia familiare che porta alle spalle e con la quale si identifica.

La terra dei padri

Sul piano collettivo, il Padre coincide, poi, con il Vaterland, con la patria come “terra dei padri”, che è l’equivalente, per i popoli, di ciò che il padre biologico è per gli individui. I popoli non esistono come coacervo di individui senza memoria e senza prospettiva: si danno, invece, come figli della loro patria e della loro provenienza, si identificano con la storia dei loro padri, ossia delle generazioni che li hanno preceduti. Oltre che emblema dell’origine, il Padre è simbolo della Legge: di un nomos, però, che – come evidenziato da Lacan prima e da Recalcati poi – non soffoca il Desiderio, ma che, incanalandolo e orientandolo, lo rende produttivo e fecondo, razionale e legato al principio di realtà.

Legge e Desiderio, infatti, debbono trovare una loro armonia, secondo un equilibrio che si ponga a giusta distanza tanto da una Legge autoritaria, tale cioè da uccidere il Desiderio, quanto da un Desiderio anomico, che si rovescerebbe ipso facto in godimento mortifero e senza interdizioni. Il totalitarismo antiautoritario della free market society è strutturalmente edipico. Deve abbattere ogni figura della legge e della misura, del confine e del tabù: in una parola, deve dissolvere la Legge incarnata dal Padre, di modo che gli atomi consumatori vivano senza interdizioni e differimenti nella deregolamentazione integrale dell’economia e dei godimenti.

La “notte dei Proci”

La potremmo qualificare come la nuova deregulation economico-antropologica propria della civiltà globocratica, che, nel transito dalla hegeliana coscienza infelice all’incoscienza felice postmoderna, trasforma il lutto dell’évaporation du père in mito dell’emancipazione degli oltreuomini a volontà di potenza consumistica illimitata e, appunto, deregolamentata.

Ucciso il Padre, non sopravvive alcun nomos di ordine etico e religioso, morale e politico che possa disciplinare e normare il desiderare illimitato dei nietzscheani “ultimi uomini” (die letzten Menschen) a capitalismo integrale. Ogni desiderio di consumo deve diventare esso stesso legge riconosciuta e rispettata. È la condizione della “notte dei Proci”: in assenza del Padre Odisseo, a Itaca – come nell’odierna cosmopoli deregolamentata – regna il godimento anomico e ininterrotto, dissipativo e infecondo.

Diego Fusaro

3 Commenti

  1. Sarebbe stato divertente ricordargli la dimostrazione commerciale dell’esistenza di Dio data da Elias Toaf, rabbino capo della sinagoga di Roma ad Alain Elkan in una intervista.
    Alla domanda di Elkan sul fatto che la Bibbia fosse stata scritta da Dio, Toaf rispose:
    ” No, chiaramente è stata scritta dagli uomini, ma l’ispirazione era divina; ad oggi è il libro più stampato e venduto nel mondo. Quale opera umana sarebbe, dopo trenta secoli, ancora in testa alle vendite? ”
    Dubito che Fedez l’avrebbe capita; come si suol dire, la classe non è acqua.
    Saluti

  2. Bell’articolo … un filino troppo tecnico, ma si capisce bene il succo della questione.
    Questa Europa è nata proprio male: potrei dire che fino all’abbattimento del muro – bene o male che ci stesse – la contrapposizione tra le 2 fazioni/superpotenze ha fatto si che tutta la piattaforma EU tenesse, e pure la storia, i contenuti e le usanze si sono visti mantenere tali, mentre i rispettivi Governi (chi più chi meno) mantenevano una loro integrità, basandosi sulla continuazione di determinate politiche, sia interne che estere.
    Ma adesso, che cos’è ‘sta specie di “gigantesca pizza” a cui ci si ostina dare il nomignolo di UE? Un collage, anche piuttosto mal riuscito, di terre rese anonime, in cui si parlano – è vero – molte lingue diverse e con tante bandiere sventolanti… ma sotto sotto trasudano infelicità ed insoddisfazione, nonchè un ben determinato timore nei confronti del proprio futuro.
    I rispettivi Governi sono esautorati – in pratica – di ogni potere decisionale, nonchè di stampare carta moneta e quindi di scegliere una qualsivoglia strategia economica per la propria gente.
    Siamo all’omologazione delle masse, all’appiattimento socio-culturale, alla modularizzazione delle necessità e degli stili di vita di ben 750milioni di persone!
    Mi fermo qui, perchè credo che chiunque capisca il fine ultimo di questa sequenza di operazioni, apparentemente folli e senza senso, ma che invece hanno dietro un fottutissimo disegno, speculativo, espansionista e magari – perchè no – anche un filino dittatoriale … come si dice dittatore in germanico?
    Adesso proprio mi sfugge …

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