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maria elena boschiRoma, 27 gen – Le banche popolari tentano di fare quadrato contro il progetto di riforma che le vede coinvolte. Nel mirino l’abolizione del sistema di voto capitario, cinghia di trasmissione che lega gli istituti al territorio.

Nel solo anno passato, in piena contrazione del credito, i nuovi finanziamenti concessi dal sistema delle popolari sono ammontati a oltre 30 miliardi. Quanto basta per far esprimere più di qualche dubbio anche al ministro Lupi, che ha commentato: “La riforma non mi piace”. Segno che probabilmente, nel passaggio parlamentare, interverrà più di qualche modifica.

Intanto, sullo stessa tema è da registrare il caso che vede coinvolto il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi. Nei suoi confronti, il Movimento 5 stelle ha appena presentato un’interrogazione parlamentare nella quale chiedono al ministro di riferire sul presunto conflitto di interessi che la legherebbe alla riforma in fieri. Il padre della Boschi, infatti, è vicepresidente proprio di una popolare, la Banca dell’Etruria. Una situazione che avrebbe richiesto, a detta dei pentastellati, quanto meno l’astensione del ministro dalla discussione e successiva votazione, in Consiglio dei ministri, del decreto. C’è però di più: Maria Elena Boschi non sarebbe solo in potenziale conflitto di interessi per la posizione ricoperta da suo padre, ma lei direttamente deterrebbe quote azionarie della Popolare dell’Etruria.

Proprio l’istituto di credito toscano che sarebbe così caro alla famiglia Boschi è stato uno dei principali beneficiari dei rialzi registrati da tutte le popolari nei giorni scorsi, con aumenti che hanno superato il 60%. Secondo alcune indiscrezioni, gli acquisti che hanno fatto scattare il titolo all’insù sarebbero partiti dalla piazza di Londra ben 24 ore prima dell’annuncio di Renzi sulla riforma delle popolari. Una coincidenza più che sospetta, tanto da far accedere un faro alla Consob: la prima ipotesi al vaglio è quella di insider trading.

Filippo Burla

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