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haiderRoma, 27 gen – ”Ci congratuliamo con la Grecia per il successo nelle elezioni parlamentari. Il popolo greco ha fatto difficili ma importanti passi per gettare le fondamenta per la ripresa economica”. Così la Casa Bianca ha commentato l’elezione di Alexis Tsipras, sottolineando che gli Stati Uniti ”continueranno a sostenere gli sforzi” della popolazione e della comunità internazionale ”per rafforzare le fondamenta per una prosperità di lungo termine della Grecia”.

Una dichiarazione che non esprime, in fondo, nulla di più che un augurio formale. Trattandosi degli Stati Uniti d’America, tuttavia, la cosa fa scalpore: è noto che quando a Washington non va giù un governo estero non ci mettono tanto a farlo sapere, fregandosene del bon ton diplomatico. Ma sono tutte le istituzioni sovranazionali ad aver accolto con sportività, quando non con aperta benevolenza, la salita al potere di quello che viene definito “un estremista di sinistra” in uno dei paesi chiave dell’Ue.

Possibile che il nemico dell’austerity e della troika non desti preoccupazione alcuna? Se qualcuno crede che la cosa sia normale sarà bene rinfrescargli la memoria e andare a rivedere come si comportano Usa e Ue quando hanno a che fare con un governo che detestano.

Facciamo un passo indietro di 15 anni: è l’inizio del 2000 e in Austria inizia una collaborazione governativa tra l‘Övp e l’Fpö. Il primo è il classico partito popolare e moderato guidato da Wolfgang Schüssel, il secondo è il movimento di Jörg Haider, il leader populista carinziano. Il governo nazionalpopulista austriaco, a giudicarlo oggi, non aveva nulla di particolarmente eversivo o radicale. Di certo non metteva a repentaglio la tenuta di tutta l’impalcatura europea. E non eravamo neanche nel cuore di una crisi economica devastante.

Eppure ecco come reagì la comunità internazionale.

Per prima cosa l’Ue promosse delle sanzioni contro l’Austria per punire esclusivamente la presunta identità politica di Haider. Le misure decise dall’Ue furono di tre tipi: “la rinuncia a promuovere o accettare contatti ufficiali bilaterali a livello politico” con il governo austriaco; “il rifiuto di sostenere candidature austriache nelle organizzazioni internazionali”; “la limitazione a livello tecnico dell’accesso degli ambasciatori austriaci nelle capitali europee”.

Le sanzioni durarono dal 4 febbraio al settembre del 2000. Nel giorno in cui il governo prestò giuramento, inoltre, il governo americano decise di ritirare l’ambasciatore americano in Austria. Il segretario di Stato americano Madeleine Albright spiegò che in un governo europeo non ci deve essere posto per un partito che “non prenda chiaramente le distanze dalle atrocità dell’era nazista e dalla politica dell’odio”. Non sappiamo se anche l’incidente d’auto in cui Haider morì l’11 ottobre del 2008 rientri in questa strategia punitiva, come molti hanno sostenuto. Certo è che quando un governo è scomodo ai poteri forti, questi sanno come farlo capire. Per Tsipras, fino ad ora, sono state solo pacche sulla spalla.

Giuliano Lebelli

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