Home » Ma quale coronavirus: ecco perché eravamo comunque destinati alla recessione

Ma quale coronavirus: ecco perché eravamo comunque destinati alla recessione

by Filippo Burla
3 comments
recessione, italia

Roma, 29 feb – Non solo quelle asiatiche: anche l’economia italiana rischia di essere trascinata in recessione dagli effetti coronavirus. O meglio: dalle scelte poste in essere dal governo, che nel tentativo di arginare l’epidemia ha letteralmente blindato intere zone della nazione. E non di poco conto, se si pensa che le sole provincie lombarde colpite dal morbo (e dalle ordinanze restrittive) valgono qualcosa come il 12% del nostro Pil e il 2% di quello europeo. Impossibile, poi, non menzionare gli evidenti errori in termini di comunicazione istituzionale che ci hanno fatto passare come appestati agli occhi del mondo, il quale ha ha sua volta letteralmente isolato l’Italia.

Italia in recessione

Il quadro che ne emerge fra aziende chiuse, altre con notevoli difficoltà di approvigionamento ed effetti che ne derivano a cascata è a dir poco drammatico, potenzialmente in grado di farci sprofondare in recessione. Sarebbe la quarta in pochi anni, dopo la “doppietta” registrata nel 2008-2009 e 2012-2013 e il richiamo di recessione tecnica registrato con i due trimestri consecutivi in rosso a fine 2018.

L’anno 2020, da parte sua, non è certamente iniziato sotto i migliori auspici. Secondo l’istituto Prometeia è infatti “molto probabile che, pur assumendo che si mettano in atto politiche di sostegno alle imprese in difficoltà e che la situazione tenda a normalizzarsi entro metà marzo, il primo trimestre registri una contrazione del Pil nell’ordine dello 0,3%”. Numeri non da crollo verticale, ma sufficienti a farci finire (di nuovo) in recessione tecnica.

La recessione viene da lontano

Si parla di recessione tecnica quando il Pil registra il segno meno in due trimestri consecutivi. Nello specifico, quello italiano si è ridotto nell’ultimo scorcio del 2019 (-0,3%) quando, però, di coronavirus ancora non si parlava.

recessione produzione industriale

La produzione industriale a dicembre 2019. Fonte Istat

I numeri di quel periodo raccontano di una produzione industriale in calo da marzo dell’anno scorso con un picco in negativo registrato a dicembre (-4,3% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente), quando si sono iniziati a vedere (in anticipo) gli effetti delle imposte “gretine” come, ad esempio, quella sulla plastica che, pur senza recare alcun sensibile beneficio in termini di tutela dell’ambiente, ha in compenso portato il settore a registrare un sordo tonfo pari al -6,2% mese su mese e -7,5% rispetto a dicembre 2018.

indicatore anticipatore istatSe la produzione industriale ha visto un piccolo rimbalzo a gennaio, l’Istat rimane comunque pessimista sulle prospettive di breve/medio termine, con l’indicatore anticipatore che da fine 2017 si mantiene in continua a e costante contrazione, con un “orientamento negativo anche se con intensità più contenuta rispetto ai mesi precedenti” si legge nella più recente nota mensile pubblicata dall’istituto.

Così fallisce il mercantilismo tedesco

Le difficoltà della nostra (e non solo) economia vengono insomma da lontano e poco sembrano avere a che fare con l’esplosione del caso coronavirus. A pesare è tutto il contesto internazionale, dalla guerra dei dazi tra Usa e Cina in avanti che ha letteralmente scosso il mercato mondiale: da inizio 2019, stando alle rilevazioni del world trade monitor, in ben dieci mesi (su 24) si sono registrati andamenti in negativo per quanto riguarda il volume del commercio su scala globale. Più di tutti ne ha sofferto il modello mercantilista, fatto di compressione della domanda interna (alias austerità) per inseguire l’export, che la Germania, dopo aver sperimentato su sé stessa, ha imposto come dogma all’intera eurozona.

Fisiologico, venendo meno la “gamba” della domanda estera e avendo sacrificiato sul suo altare quella nazionale, che la fragile architettura traballi pericolosamente. Poi possiamo anche chiamare coronavirus la nostra malattia. Ma avremo solo trovato un colpevole di comodo.

Filippo Burla

You may also like

3 comments

Fabio Crociato 1 Marzo 2020 - 7:45

In recessione ci siamo almeno (!) da più di un decennio… !! Il tutto è mascherato da “artifici e raggiri” (a cominciare dalla “inflazione-truffa mascherata a dovere”). Ma la copertina è sempre più corta… Nel sistema abbiamo dunque altri “veleni” ben peggiori del coronavirus di turno, utilizzato anche come specchietto per le allodole!
L’ importante è esserne consci, studiare e prepararsi tutti ad altro.

Reply
Cesare 2 Marzo 2020 - 3:16

D’ accordissimo con l’autore dell’ articolo; adesso il virus influenzale verrà usato come scusa dai banchieri stranieri che creano a costo zero il denaro in forma privata depredando le nazioni(la BCE e banca d’italia sono private!).I loro pennivendoli e pupazzi ci diranno infatti che che la recessione e l’impoverimento degli schiavi da usura italiani è dovuta ad altro.Questi banchieri occulti ,molto piu’ ricchi di Bill Gates che ci vogliono far credere il piu’ ricco,hanno prodotto migliaia di miliardi che hanno dato solo alle banche e fatto investire nella finanza e nella borsa.Alle persone e aziende non loro è stato invece centellinato il denaro in maniera da fargli svendere i loro beni e al fine di contenere qualsiasi inflazione, che ovviamente và a discapito dei creditori che si vedono ridurre di valore i loro crediti

Reply
Coronavirus: ecco quanti miliardi servono per non affossare l'economia | Il Primato Nazionale 10 Marzo 2020 - 12:04

[…] 10 mar – Se potevamo considerarci destinati ad una più che probabilmente recessione, con l’esplodere anche in Italia dell’epidemia di coronavirus e il varo delle […]

Reply

Commenta

Redazione

Chi Siamo

Il Primato Nazionale plurisettimanale online indipendente;

Newsletter

Iscriviti alla newsletter



© Copyright 2023 Il Primato Nazionale – Tutti i diritti riservati