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“Non siamo mai stati così vicini ad un accordo”, ha annunciato Alexis Tsipras

Atene, 13 giu – La situazione della Grecia non è mai stata così fluida -potremmo dire gassosa- come in questi giorni. E’ da fine gennaio, da quando cioé Tsipras è salito al governo sulla scorta di promesse elettorali nettamente in contrasto con tutti gli accordi sottoscritti dai precedenti governi con i creditori, che i rapporti fra l’esecutivo e Fmi, Bce ed Ue seguono un andamento fatto di alti e bassi, certezze sulla conclusione del negoziato mentre allo stesso tempo danno l’impressione che il banco sia pronto a saltare. E ogni volta che Tsipras o Varoufakis aprono bocca, le borse di mezza Europa collassano.

Negli ultimi giorni la telenovela (perché i toni sono ormai da soap opera) ha raggiunto dei nuovi vertici: prima la presunta rottura delle tavolo, poi l’imminente rischio default del paese, poi le parole di Tsipras: “Non siamo mai stati così vicini ad un accordo“, ha detto il premier greco, specificando come il buon esito delle trattative dipenda da una volontà politica. Oggetto del contendere è, a questo giro, la definizione dell’avanzo primario di quest’anno: per sbloccare i 7.2 miliardi dell’ultima tranche del programma varato nel 2011, Atene deve offrire un surplus di bilancio (al netto degli interessi) che funga, nelle intenzioni, da garanzia sul debito. Le parti stanno confrontandosi sulla sua definizione: 1% la richiesta dei creditori, fra 0.6% a lo 0.8% quella di Tsipras, una distanza è così ridotta da non permettere di immaginare che non riescano ad incontrarsi a metà strada. E chiudere così un accordo che secondo alcuni non è mai stato in discussione, viste anche le numerose giravolte del premier che escludono la possibilità che effettivamente volesse uscire dalla moneta unica.

Un gioco su percentuali da prefisso, che possano garantire al leader di Syriza quel minimo margine per dare un contentino al proprio elettorato. Senza nulla cambiare, però, in termini tecnici: ancora avanzo primario significa ancora austerità, ancora recessione, ancora avvitamento nel circolo vizioso meno spese o maggiori entrate e conseguente meno crescita che la Grecia (e come lei l’Italia) sperimenta ormai da cinque anni.

Filippo Burla

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