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Roma, 06 apr – La pressione fiscale “in Italia è più alta rispetto alla media del resto dell’Europa e questo non aiuta il contrasto all’economia sommersa e la lotta all’evasione”. Questo è quanto sostiene la Corte dei Conti nel suo Rapporto 2017 sul coordinamento della finanza pubblica, presentato oggi a Roma dal presidente Arturo Martucci di Scarfizzi. In questo studio emerge chiaramente che la pressione fiscale è insostenibile sia per i lavoratori dipendenti che per le piccole e medie imprese.

Vediamo perché. Secondo la magistratura contabile: “Il total tax rate stimato per un’impresa di medie dimensioni, testimonia un carico fiscale complessivo (societario, contributivo, per tasse e imposte indirette) che penalizza l’operatore italiano in misura (64,8 %) eccedente quasi venticinque punti rispetto a quello che è dovuto in media dalle imprese europee”. Non è migliore la situazione dei dipendenti. Il cuneo fiscale è in Italia “di ben 10 punti” superiore alla media europea. In pratica, ogni lavoratore paga all’erario il 49% della sua retribuzione “a titolo di contributi e di imposte”. La burocrazia poi non aiuta il contribuente. Infatti, l’imprenditore italiano impiega per mettersi in regola con il fisco 269 ore lavorative, più della metà del suo tempo. Nel Rapporto 2017 sul coordinamento della finanza pubblica c’è anche una critica non troppo velata ai bonus del governo Renzi. “Sotto la spinta della crisi sono stati creati molti bonus fiscali. Occorrerà stabilire anche se e come rivedere le misure che hanno portato a un’attenuazione del prelievo su specifiche categorie di contribuenti”, scrivono i magistrati contabili. La Corte mostra anche le sue riserve sull’uso delle privatizzazioni per ridurre il debito pubblico: “Quanto al contributo delle dismissioni, difficilmente potrà risultare determinante nel breve e medio periodo”. Com’è stato più volte detto su questo sito, far cassa con le svendite di stato non aiuta a migliorare i conti pubblici.

Padoan, però, fa orecchie da mercante. Tornando al tema della pressione fiscale, bisognerà attendere qualche giorno per leggere attentamente il contenuto del Def (Documento di Economia e Finanza). Le prospettive, però, non sono buone.  Perfino nello stesso Pd, si manifesta un certo scetticismo per l’operato di Via XX Settembre. Se, infatti, l’idea di alzare le accise su tabacchi e alcol è tramontata, quella invece dell’Iva, torna alla ribalta e potrebbe vedere la luce nella legge di bilancio che sarà approvata ad ottobre. Si tratterebbe dello scatto delle famose clausole di salvaguardia previste lo scorso anno dall’ex governo guidato da Matteo Renzi che si era impegnato ad alzare l’imposta di 19,2 miliardi se non avesse risanato il deficit. Da qui il timore sul tanto temuto aumento Iva dall’attuale ventidue al venticinque per cento. I dati della Corte dei Conti, dunque, non devono allarmarci. Nei prossimi anni potrebbe andare anche peggio.

 Salvatore Recupero

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