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Roma, 6 apr – Molenbeek era per tutti “Brioche”, ma il mondo lo ha conosciuto come “L’uomo col cappello”. Lui è Mohamed Abrini, uno degli uomini chiavi degli attentati del 13 novembre a Parigi e di quelli del 22 marzo a Bruxelles. Dopo l’attentato all’aeroporto di Zaventem, la sua foto con un cappello ben calcato sugli occhi farà il giro del mondo e, per un certo periodo, sarà uno degli uomini più ricercati d’Europa. Belga di origine marocchina, Abrini è amico d’infanzia di Salah e Brahim Abdeslam e con loro, da grande, ha costituito la cellula terroristica che ha insanguinato Francia e Belgio.



Delinquente ordinario (furti, traffico di droga), Abrini ha lavorato in un panificio e si presume sia stato in Siria per un breve periodo nel giugno del 2015. Suo fratello minore, morto in Siria nel 2014, faceva parte del gruppo di Abdelhamid Abaaoud, uno degli organizzatori degli attentati di Parigi. Quasi un anno fa esatto, l’8 aprile 2016, fu arrestato ad Anderlecht. Ora France Inter ha pubblicato alcuni estratti della sua confessione. In un’audizione risalente al 1° giugno 2016, l’uomo è tornato sui preparativi per l’attentato del 13 novembre. Abrini non ha colpito materialmente, quella sera, ma faceva parte della scorta degli attentatori. Ai giudici ha ricordato il loro viaggio verso Parigi in “questo convoglio della morte, queste tre vetture in fila”.

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È la vigilia del massacro: “Tutti i ragazzi che erano in quell’appartamento erano i miei ultimi amici. Nella mia testa io sapevo che andavano verso la morte. Era come se io li accompagnassi verso i loro ultimi istanti”. L’atmosfera, tuttavia, non era tesa: “Erano calmi, tranquilli, preparavano da mangiare nella cucina, guardavano la tv. Non vedevo stress in loro”. Abrini ha abbracciato tutti per l’ultima volta e poi ha preso un taxi per tornare a Bruxelles. Due giorni dopo, le foto che lo ritraggono con Salah sono su tutti i giornali. I membri della cellula lo recuperano e lo portano in vari nascondigli, in uno dei quali incontra di nuovo Salah, trovandolo pallido e affaticato. Nell’ultimo nascondiglio si trova con Najim Laachraoui e Ossama Krayem. È da lì che partiranno per compiere, il 22 marzo, gli attentati di Bruxelles e Zaventem.

In un’altra testimonianza, già resa nota lo scorso luglio, aveva parlato del ruolo di Salah Abdeslam nella preparazione degli attentati di Parigi, spiegando che era stato lui ad andare a cercare uno per uno tutti i componenti della cellula. Di Abdelhamid Abaaoud, invece, aveva spiegato che, partendo da “semplice combattente”, costui era diventato un “emiro” dello Stato islamico. “Aveva almeno mille persone ai suoi ordini, essenzialmente belgi e francesi”. Abrini, infine, si era preso gioco delle disposizioni di sicurezza: “Mandato internazionale, ricercato… sono parole che non vogliono dire nulla. Passavo tutti i giorni davanti a militari e polizia con un cappello in testa. La sicurezza non impedirà mai gli attentati”.

Giorgio Nigra

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