
Ultima in ordine di tempo, sta emergendo la questione relativa all’attraversamento delle nuove linee nelle zone del Veneto. Nonostante sia la locomotiva produttiva d’Italia, il Nord-Est è rimasto fino ad ora dimenticato. Solo lo scorso ottobre i progetti rimasti a lungo tempo sulla carta hanno mostrato qualche significativo passo avanti: tre i miliardi stanziati per i collegamenti ad alta velocità fra Brescia e Padova e con la prospettiva di collegare anche il Marco Polo di Venezia, scalo intercontinentale fra i più in crescita negli ultimi anni.
Rfi – Rete ferroviaria italiana, gruppo Ferrovie dello Stato, società incaricata della gestione delle infrastrutture, non ha perso tempo presentando i propri studi di fattibilità. Uno in particolare riguarda Vicenza e prevede, fra le altre opere complementari necessarie a collegare la città con la prevista fermata, un tunnel stradale di decongestionamento del traffico e di sfogo idraulico per le acque del torrente Retrone che passerebbe sotto il monte Berico, un colle nei pressi del centro cittadino. E qui nasce il problema: a pochi metri dal luogo dove dovrebbe collocarsi l’uscita della galleria sorge la settecentesca Villa Valmarana, famosa per il ciclo di affreschi del Tiepolo. Oltre a questo, si sottolineano altre criticità come gli espropri giudicati eccessivamente onerosi e dubbi sull’effettiva possibilità che la Tav fermi davvero a Vicenza. Quanto basta per far scendere in piazza Rifondazione Comunista e i “No Dal Molin”.
All’inizio della prossima settimana è previsto il consiglio comunale chiamato a discutere del progetto di Rfi. L’urgenza di procedere speditamente alla connessione delle zone è già stata segnalata da varie associazioni imprenditoriali, tra cui sia Confindustria che la locale Camera di Commercio. Solo alcuni “Frecciargento” giungono fino a Trieste, peraltro senza alcun passaggio preferenziale e costringendoli così al rispetto dei limiti delle linee storiche. Proprio l’assenza di linee dedicate è la principale mancanza che costringe Veneto e regioni limitrofe ad inseguire: solo nel brevissimo tratto fra Padova e Venezia è data, ad oggi, la possibilità ai convogli di raggiungere le velocità di punta di 300 km/h, mentre per tutti i collegamenti con Bologna e Milano i limiti costringono le “Frecce” a correre al di sotto dei 250 km/h.
Filippo Burla