Cina economia industriaPechino, 19 ott – Non accenna a interrompersi la frenata del Pil della Cina che, nel terzo trimestre di quest’anno, segna un altro calo e si attesta a quota +6.9%.

Cina: Pil in caduta libera

Numeri che in Europa non siamo ormai più nemmeno in grado di pensare. Ma per la Cina la questione è invece molto preoccupante. Il prodotto interno lordo di Pechino sta infatti calando in maniera continuativa, in una spirale verso il basso lenta ma – si teme – inarrestabile. Dai massimi del quarto trimestre 2013 (+7.7%), la tendenza è stata sempre verso il ribasso: +7.4 nel primo trimestre 2014, poi la ripresina a +7.5%, di nuovo il calo a 7.3%, stabilizzato a fine 2014 per calare di nuovo a +7% nei primi due trimestri di quest’anno. Adesso è arrivata anche la discesa sotto la soglia psicologica del 7%.

Cina pil trimestrale
L’andamento in costante calo del Pil della Cina. Fonte: Statista

Livelli così bassi di crescita sono difficili da trovare: serve datare indietro all’inizio degli anni ’90 quando, a causa delle sanzioni post-Tienanmen, l’economia del dragone crebbe “solo” del +3.8%.

Che succede?

Siamo ben distanti dalle doppie cifre di pochi anni fa. Anzi, siamo esattamente a metà da quel record storico – +14% – fatto segnare nel non lontano 2007. La crisi stava cominciando pian piano a manifestare i suoi effetti, ma nonostante le tempeste sulla finanza globale la Cina ha continuato a crescere a ritmi più che sostenuti. Ora il blocco. Le motivazioni sono rintracciabili in più fattori. A partire dalla domanda interna, che non riesce a partire come vorrebbero le autorità di politica economica di Pechino. In secundis, la crisi di borsa: milioni di cittadini, alla (parziale) liberalizzazione dei mercati azionari, hanno investito i propri risparmi nell’acquisto di titoli, con il risultato di creare una bolla speculativa che ha manifestato i suoi effetti quest’estate. Al netto dei crolli più evidenti, lo Shanghai composite index è in costante calo da almeno un anno, seguendo pressoché l’andamento in continua diminuzione del Pil.

Cosa rischia la Cina?

Come detto, i numeri sono decisamente ragguardevoli, specie se confrontati alle difficoltà occidentali. La Cina ha però bisogno di tassi decisamente più sostenuti per proseguire sul modello di sviluppo che l’ha portata a livelli tali da rappresentare il 30% della crescita mondiale. Fra gli altri elementi di preoccupazione il fatto che, a differenza ad esempio dell’Europa, non si siano riscontrati rilevanti benefici dal netto calo del prezzo del petrolio, di cui la Cina è consumatrice vorace. E’ vero che crescono le vendite al dettaglio (+10.9% rispetto alle previsioni di +10.8%), ma allo stesso tempo cala invece la produzione industriale a 5.7% rispetto ad un consensus stimato a +5.9%.

Tinte chiaroscure per l’ex celeste impero. Si attendono ora le mosse da parte del governo e della banca centrale, destinati ad intervenire per tentare di riagganciare i ritmi che hanno fatto della Cina il secondo paese al mondo per Pil nominale.

Filippo Burla

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