
La PAC 2014-2020 dovrebbe prevedere un sistema di pagamenti diretti più mirato, più equo e sostenibile, ma tutto ciò fa rima con un sistema decisamente più complicato, cieco alle differenze incolmabili che riguardano la pressione fiscale dei singoli Paesi della Comunità. Il cambiamento è stato notevole e la comprensione dei nuovi meccanismi non è affatto facile. Le risorse europee destinate all’agricoltura per il periodo 2014-2020 ammontano a 408,3 miliardi di euro, di cui 298,4 a favore dei pagamenti diretti, 27 dei quali destinati all’Italia; rispetto alla programmazione precedente, il bilancio agricolo si riduce di oltre il 13% per quanto riguarda il I Pilastro e dell’11% con riferimento allo Sviluppo Rurale. Certamente più complicato l’accesso al pagamento diretto ed il puntiglioso rispetto richiesto dalle componenti attivabili che lo costituiscono: pagamento di base, greening, giovani agricoltori e sostegno accoppiato. Merita un approfondimento il concetto di greening, partendo da un presupposto: chi ha diritto al pagamento di base deve rispettare le pratiche di greening e dunque fare in modo che la propria azienda, in base alla dimensione della stessa, attui una corretta diversificazione delle colture, si adoperi per il mantenimento dei prati permanenti e per la creazione di aree di interesse ecologico. La ratio del requisito è che non importa quale seminativo abbia in coltura l’imprenditore, il coltivatore diretto o il mezzadro, fondamentale è che non si concentri su un’unica coltura anche a costo di lasciare incolti i terreni restanti pur di rispettare la rigida richiesta comunitaria.

Camillo Villani Miglietta