stipendi carovitaRoma, 12 mar – Forse recuperiamo un po’ di inflazione, ma è del tipo di quella importata, dato che non coincide con alcuna crescita di salari e stipendi. E dunque è un’inflazione “cattiva”, che amplia il divario fra redditi degli italiani e carovita.

Sono questi i dati più recenti, riferiti al mese di gennaio, appena pubblicati dall’Istat. Con il calcolo svolto sulle retribuzioni contrattuali orarie, gli stipendi crescono su base annua dello 0,5%, mentre l’inflazione segna cifra tonda a +1%. Si tratta esattamente del doppio, una forbice che allontana i prezzi dalle buste paga e va a danno di queste ultime. L’ultima rilevazione nello stesso senso si era avuta nel 2013, anche se successivamente la sostanziale stagnazione di entrambi gli indici non permette di evidenziare grandi difformità nel loro andamento.

La sostanziale frenata degli stipendi rispetto all’inflazione è dovuta, fra gli altri fattori, anche all’annoso problema della pubblica amministrazione, che segna il poco invidiabile record del 100% dei dipendenti ancora in attesa di rinnovo contrattuale. Circostanza, questa, che sostanzialmente blocca le loro retribuzioni in attesa della prevista riapertura delle trattative, la quale però riverbererà i suoi effetti a livello economico e statistico solo fra molti mesi.

Filippo Burla

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