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Jobs Act, l’ASPI…rina di Renzi contro la disoccupazione

by Salvatore Recupero
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ASPIRoma, 29 dic – Mal di gola, tosse secca, brividi di freddo, dolore alle ossa. Niente paura. Il governo ha trovato un rimedio. Nessuno sarà costretto a comprare il noto farmaco antipiretico della Bayer. Renzi ha pensato a tutti. In particolare ai disoccupati. Difatti, il Jobs Act prevede delle misure assai efficaci per lenire i mali dei precari. Basta poco per aver i requisiti per il nuovo sussidio di disoccupazione.

Vediamo, nel concreto, cosa prevede il Jobs Act per chi è senza lavoro. In caso di disoccupazione involontaria, i precari e i co.co.co. che attualmente non hanno i requisiti per accedere ai benefici dell’ASPI e mini ASPI, avranno diritto alla nuova NASPI.

Quest’ultima è, infatti, il sussidio di disoccupazione universale che sostituisce dal 2015 l’assegno unico di disoccupazione introdotto dalla Riforma Fornero. Il governo degli ottanta euro rompe i ferrei limiti voluti dalla lacrimosa Fornero. Se prima, infatti, per intascare il sussidio erano necessari contributi da almeno due anni e aver lavorato negli ultimi 12 mesi, oggi non è più così. Basta poco per ottenere l’assegno universale per i disoccupati previsto dal Jobs Act. La platea di lavoratori a cui spetterà dal 2015 l’assegno di disoccupazione involontaria crescerà in maniera esponenziale. Il diritto al nuovo sussidio universale sarà esteso a chiunque perda il lavoro, quindi anche a precari e collaboratori a progetto, sempre se hanno versato e lavorato almeno 3 mesi prima della perdita del lavoro. Sarà anche un cospicuo contributo. Un bel bonifico che si attesterà per tutti intorno ai 1.100-1.200 euro per i primi mesi per poi scendere fino a un massimo di 700 euro.

E se questo non bastasse, Matteo Renzi ci stupisce con effetti speciali. Per prevenire condizioni di estremo disagio nel prossimo anno sarà sperimentato l’ASDI. L’assegno di disoccupazione riconosciuto a coloro i quali, scaduta la NASPI, non hanno trovato impiego e si trovino in condizione di particolare necessità (soggetti con carichi familiari o prossimi al pensionamento).

Gli italiani, di fronte a tale magnanimità, ringraziano il Governo del Fare.

I diritti si estendono e l’economia cambia verso. Addirittura con la nuova Legge sul lavoro si compie una vera e propria “Rivoluzione Copernicana”. Questo è vero, ma non è un bene. Vediamo perché.

Né la Fornero né Renzi hanno ideato questo sussidio. L’assicurazione per la disoccupazione involontaria risale infatti ad una legge del 1919 perfezionata nella Carta del Lavoro del 1927. Ma, come sempre, il diavolo si nasconde nei dettagli. Durante i cupi anni del regime fascista serviva a garantire la continuità del reddito per i lavoratori rimasti temporaneamente senza lavoro. Oggi serve a tenere a bada le tensioni sociali con una piccola mancia. Questa forma di tutela è stata pensata dal governo Mussolini per garantire il sottoproletariato urbano. Lo Stato fascista, infatti, aveva l’obbligo di accertare e controllare il fenomeno della occupazione dei lavoratori, indice complesso delle condizioni della produzione e del lavoro. E tramite gli uffici di collocamento doveva trovare un lavoro a chi era inoccupato”.

Da questo si deduce come si cercava di arginare la discontinuità della domanda di lavoro. La precarietà, dunque, era un’eccezione. Ai giorni nostri il problema occupazione viene visto in maniera opposta.

Preso atto della precarietà, si creano delle leggi che servono solo a calmierare il dissenso sociale. Le conseguenze sono facili da prevedere. Il lavoratore flessibile, fino al contorsionismo, per poter usufruire degli ammortizzatori sociali sarà in balia delle agenzie di lavoro interinali (le uniche interessate a garantire contratti a tempo).

Così, dunque, il Buon Matteo pensa di combattere il precariato? No. A breve il Contratto unico a tutele crescenti darà a tutti un bel posto quasi fisso. Qualche gufo ancora si ostina a dire che combattere la disoccupazione con tali provvedimenti è come curare la broncopolmonite con un antipiretico. Ma trattasi di menagrami.

La metafora farmaceutica ci porta, però, a conclusioni ancora più radicali. In sintesi, la New ASPI di Renzi, per i precari, sarà solo a painful suppository (una dolorosa supposta).

Salvatore Recupero

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