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target2 troika
Il lento ma costante aumento (in negativo) dei saldi dell’Italia sull’estero, in particolare l’eurozona

Roma, 9 lug – Non dovessero bastare le difficoltà delle banche, dalle parti di Bruxelles sta già cuocendo in pentola, a fuoco lento, la nostra bilancia dei pagamenti, al fine di ricollocare la Troika a Palazzo Chigi dopo l’esperienza Monti. L’obiettivo è sempre lo stesso, come dimostrano ad esempio le sanzioni comminate a Spagna e Portogallo per sforamento dei saldi di finanza pubblica: fare svalutazione interna, unico modo per riassorbire gli squilibri della zona a moneta unica e salvare così l’euro.



Il grimaldello, questa volta, potrebbe essere (di nuovo) Target2. Di cosa si tratta? Acronimo per Trans-european Automated Real-time Gross settlement Express Transfer system, rappresenta il sistema dei pagamenti centralizzato presso la Bce, il cui valore registra in sintesi gli squilibri nella bilancia dei pagamenti. Con l’esplodere della crisi, l’equilibrio dall’introduzione dell’euro si era rotto, facendo venire i proverbiali nodi al pettine: se fino ad allora, pur di fronte ad una crescita esponenziale della Germania, l’Italia aveva tenuto, dai primi mesi del 2011 la situazione precipita in territorio negativo, con una tendenza al ribasso apparentemente inarrestabile. E’ così che Monti – non l’abbiamo mai chiamata Troika, ma è come se lo fosse – arriva a capo dell’esecutivo, imponendo l’austerità che ha permesso, se non di tornare alla situazione precedente, almeno di arrestare il crollo. Agosto 2012 rappresentò il punto più basso, con quasi 290 miliardi di saldo negativo, valore attorno al quale stiamo per ritornare, con i 288 miliardi dello scorso giugno come emerge dall’ultimo bollettino pubblicato da Banca d’Italia. Aumento che segue quello di maggio su aprile, al ritmo di oltre 10 miliardi al mese.

In una situazione “normale”, lo squilibrio – in tutto o in parte – verrebbe risolto con un aggiustamento del cambio della moneta (una svalutazione), operazione però non possibile dato che siamo in regime di cambi fissi. L’unica strada percorribile, allora, è la svalutazione interna: accadde con il governo Monti, il cui combinato disposto rigore-austerità ci permise di riassorbire il disallineamento – o quantomeno di arrestarne la continua crescita. Analogo discorso vale per quanto successo in Spagna, Portogallo e soprattutto in Grecia. La situazione, almeno per quanto riguarda i conti con l’estero, sembra dunque avvicinarsi a quella che portò al ribaltone del novembre 2011. Per ora lo spread sembra tenere (anche se ha registrato un +30% da marzo ad oggi), ma la situazione delle banche può essere foriera di ben più gravi conseguenze.

Filippo Burla



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