Roma, 12 gen – Bce contro l’inflazione a qualsiasi costo, anche quello della povertà, della recessione, della disoccupazione e del precariato. Contro gli investimenti ad ogni costo, senza nessuna remora, vergogna o scrupolo. Perché sì, una recessione ci sarà, dicono, ma in fondo di breve entità: quindi “non ce ne frega molto”, è la sostanza di quanto emerge dalla notizia riportata da Tgcom24.

Bce ufficialmente “contro l’inflazione”, ma tanto per cambiare contro la povera gente

I tassi d’interesse devono crescere ancora, secondo il Consiglio direttivo della Banca centrale europea. Non solo, devono “aumentare in misura significativa, a un ritmo costante, per raggiungere livelli sufficientemente restrittivi da assicurare un ritorno tempestivo dell’inflazione all’obiettivo del 2 per cento nel medio termine”. Tralasciando il ridicolo dogma dell’inflazione dovuta alla quantità di moneta (molto discutibile, per essere generosi, specialmente in questo momento storico, con le speculazioni sull’energia con la guerra in corso e l’aumento del costo delle materie prime che ha afflitto i mercati alimentari lo scorso anno), i “livelli sufficientemente restrittivi” ci portano verso una sola direzione, quella della miseria. E non esiste un altro modo per rendere l’espressione sufficientemente esplicita e chiara. Vogliono impoverirci tutti o sono così scemi da farlo involontariamente, sono due alternative da nominare solo per completezza teorica: in realtà ci interessa molto poco quale delle due ragioni ci sia dietro, visto che il risultato è esattamente lo stesso.

“Possibile una recessione invernale ma lieve”: l’Ue se ne frega della crisi

L’economia dell’area euro “potrebbe subire una contrazione dovuta alla crisi energetica, all’elevata incertezza, all’indebolimento dell’attività economica mondiale e alle condizioni di finanziamento più restrittive”, ci potrebbero essere rischi “orientati al ribasso”. La Bce così prospetta i mesi futuri, aggiungendo che “un’eventuale recessione sarebbe relativamente breve e di lieve entità”. Insomma la recessione ci sarà, con tutta probabilità, ma tradotto dall’ “euroinomanese”, potremmo azzardare un bel “non ce ne frega nulla”. Tanto più se si punta sugli aumenti dell’occupazione di un misero 0,3 (che ci sia del precariato, di nuovo, non fa niente) per giustificare l’ennesima stretta all’economia e al futuro di tutti noi. Sembra davvero una presa in giro, ma di quelle pesantissime, insultanti dell’intelligenza, considerando che la stessa Banca centrale europea aggiunge ancora che il contesto attuale è di “eccezionale incertezza”.

Crisi, incertezza, recessione non servono a niente. L’unica ossessione è un’inflazione la cui causa monetaria oggi è tutta da dimostrare (per essere, lo ripetiamo, estremamente generosi, visto che le cause sono ben note). Non importa a nessuno la prospettiva che la gente finisca per strada, disoccupata e in chissà quali altre condizioni misere. Complimenti, Bce.

Stelio Fergola

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