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Washington, 5 feb – Il 9 gennaio scorso il Dipartimento del lavoro statunitense rende noto che a dicembre gli Usa hanno creato oltre 250 mila nuovi posti di lavoro e che conseguentemente il tasso di disoccupazione è sceso al 5,6% toccando i minimi da sei anni a questa parte.

Grossa enfasi è stata data a questa notizia che di fatto porrebbe gli Stati Uniti sulla retta via delle forte ripresa economica. Giubilo che è stato raccolto e amplificato anche alle nostre latitudini – Repubblica in maniera roboante titolava sul suo sito on line: “La riscossa degli Usa: mercato del lavoro mai così bene dal 1999“, ma anche il più sobrio IlSole24Ore riusciva a mala pena a trattenere gli entusiasmi – e che inevitabilmente produceva grossi guadagni dalle parti di Wall Street.

Tutto bene fino a ieri quando Jim Clifton, presidente e amministratore delegato di Gallup – società americana di ricerca e consulenza fondata nel 1935 – viene messo al centro delle attenzioni mediatiche a stelle e strisce per aver pubblicato un articolo nel quale sbugiarda i dati ufficiali diffusi dal Dipartimento del lavoro e evidenziando come tutto sia traducibile in una grossa e colossale bugia: la disoccupazione Usa al 5,6%.

“Ecco qualcosa che molti americani – inclusi alcuni tra i più arguti e istruiti – non sanno: il tasso di disoccupazione ufficiale, così come riportato dal Dipartimento Usa del lavoro, è estremamente fuorviante. Il fatto è che in questo momento, assistiamo alle celebrazioni dei media, della Casa Bianca e di Wall Street, su come la disoccupazione sia scesa al 5,6%. D’altro canto, i media adorano queste storie: la Casa Bianca ha necessità di guadagnare consensi politici e Wall Street desidera che voi rimaniate sul mercato”.

Clifton prosegue affermando che: “Se tu non hai un impiego e dunque rinunci a cercare un posto di lavoro; se tu sei senza una occupazione e ti senti senza speranza, tanto che hai smesso di cercare nelle ultime quattro settimane, il Dipartimento del lavoro non ti considera un disoccupato. E oggi sono ben 30 milioni gli americani che sono o senza lavoro o sono gravemente sottoutilizzati. La maggior parte di queste persone non sta organizzando feste per brindare al calo della disoccupazione. Fidatevi”.

L’articolo prosegue dicendo che “esiste un’altra ragione che rende il tasso ufficiale ingannevole. Ovvero: facciamo finta che tu sia un ingegnere o che lavori nell’ambito dell’edilizia, della sanità, o che sia anche un manager del settore retail. Se lavori un minimo di 1 ora la settimana e sei pagato almeno $20, non sei ufficialmente considerato un disoccupato. Pochi sanno queste cose”.

E ancora: “Un altro aspetto importante che non va a finire sui giornali è rappresentato da chi lavora part time ma vorrebbe un full time. Se hai una laurea in chimica o matematica e stai lavorando part time ma per 10 ore perchè è tutto quello che riesci a trovare – in altre parole, sei seriamente sottoutilizzato (sfruttato), – il governo non ti include nella cifra del 5,6% dei disoccupati”.

Per tutti questi motivi, “non ci sono altri modi per dirlo. Il tasso di disoccupazione ufficiale, che sottovaluta in modo crudele la sofferenza di chi non ha un impiego e di chi viene sottoutilizzato, è una big lie“, ovvero una grande bugia.

Ed è una bugia che ha conseguenze, perché il grande sogno americano è di avere un buon posto di lavoro mentre, negli ultimi anni, gli Stati Uniti hanno fallito nel concretizzare quel sogno più che in ogni altro periodo recente. E quando noi falliamo nell’assicurare un buon posto di lavoro che sia adatto al talento, agli studi, all’esperienza di un cittadino, noi stiamo deludendo il grande sogno americano”.

Clifton fa presente che “Gallup definisce un buon lavoro quello di almeno 30 ore la settimana”. E che un buon lavoro è l’identità fondamentale di un individuo, rappresenta la sua autostima, la sua dignità, stabilisce la relazione che ha con i suoi amici, la comunità, il paese.

Giuseppe Maneggio

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