Roma, 14 gen – Sono passati due anni e mezzo da quando, nel luglio del 2020, la Banca Mondiale dichiarò che la Tanzania non era più un Paese povero, ma era diventata una nazione a reddito medio-basso. Un importante traguardo raggiunto grazie al fatto che PIL pro capite della Tanzania aveva superato i 1.036 dollari e questo è stato possibile con investimenti mirati in agricoltura, settore minerario e infrastrutture. Adesso il PIL pro capite della Tanzania è di 1.140 dollari, ma ovviamente la strada per diventare un Paese sviluppato è ancora molto lunga.

Così la Tanzania punta a diventare un Paese a reddito medio-alto

Il governo di Dodoma si è posto come obiettivo quello di diventare un Paese a reddito medio-alto entro il 2050. Secondo la definizione della Banca Mondiale, un Paese ha un reddito medio-alto quando il PIL pro capite oscilla tra i 4.046 e i 12.535 dollari. Il governo tanzaniano vuole far crescere il reddito pro capite entro questi parametri.

Per raggiungere questo ambizioso obiettivo, il governo della Tanzania intende aumentare la capacità produttiva del Paese, migliorare la competitività e investire nel capitale umano. A tale proposito alcuni economisti hanno sottolineato l’importanza di puntare non solo sull’istruzione, ma anche sulla ricerca scientifica e sulla creazione di imprese ad alta intensità di lavoro, seguendo l’esempio di Cina e Vietnam. Al momento le nazioni africane che rientrano nella categoria dei Paesi a reddito medio-alto sono solo sette: Mauritius, Sudafrica, Botswana, Namibia, Guinea Equatoriale, Gabon e Libia.

Giuseppe De Santis

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