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Roma, 9 giu – Come molte nazioni africane anche il Ghana importa buona parte del cibo che consuma e questo, oltre a pesare negativamente sulla bilancia dei pagamenti, crea anche dei problemi di sicurezza alimentare qualora gli Stati esportatori decidano di interrompere la vendita di derrate agricole a paesi stranieri.

Il Ghana punta all’autosufficienza nella produzione di riso

Il governo del Ghana, ben cosciente di questo problema, si è posto come obiettivo quello di raggiungere entro il 2023 l’autosufficienza nella produzione di riso. A tale proposito ha comprato mietitrici, altri equipaggiamenti e importato diversi tipi di impianti per la lavorazione del riso alimentati a energia solare.

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L’investimento in macchinari e attrezzature agricole riflette i risultati dell’incontro che il ministro dell’Agricoltura ha avuto con alcuni coltivatori, i quali hanno spiegato che uno dei problemi che hanno nell’aumentare la produzione di riso è legato alla mancanza di macchinari che permetta loro di mieterlo in tempo, immagazzinarlo e trovare mercati di sbocco. Per rispondere in parte a questi problemi il ministero dell’agricoltura ha distribuito mille macchinari per migliorare l’efficienza della coltivazione.

Coltivazione e produzione

Ovviamente il riso dopo essere stato raccolto va lavorato per rimuoverne la buccia, per questo il governo ha iniziato a fornire alcuni macchinari per la lavorazione del riso alimentati ad energia solare: se questo programma pilota avrà successo altre mille di questi impianti saranno installati in tutto il Ghana.
Al momento la capacità di lavorazione del riso si aggira sulle 400mila tonnellate annue, a fronte di un consumo pari a 1,2 milioni di tonnellate: ciò spiega perchà il governo vuole investire in macchinari, i quali verranno dati ai contadini con prestiti agevolati che verranno pagati coi profitti generati dalla vendita del riso lavorato.
Per quanto riguarda la produzione di riso il Ghana, grazie al programma Planting for food and jobs, ha visto la produzione di riso aumentare dalle 138 mila tonnellate del 2016 alle 665 mila nel 2019 e per il 2023 il governo punta non solo a raggiungere l’autosufficienza alimentare ma anche a produrre un surplus di 29mila tonnellate che potranno essere esportate o immagazzinate per i periodi di crisi.
Giuseppe De Santis

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