Roma, 5 nov – La barriera eretta nel 2015 dall’Ungheria – al confine meridionale con Serbia e Croazia – per bloccare i clandestini diretti in Europa, è costata circa 1,6 miliardi di euro. E ora il premier magiaro, Viktor Orban, torna a rivolgersi all’Unione europea per il rimborso dei costi sostenuti. “Chiedo ancora una volta alla Commissione di rimborsare i costi delle misure di protezione delle frontiere ungheresi”, scrive il primo ministro ungherese in una lettera inviata a Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea. E’ quanto si legge nel portale governativo About Hungary.



Barriera anti clandestini, la richiesta di Orban all’Ue

D’altronde, secondo il governo di Budapest, l’Unione europea non può ignorare le “significative risorse materiali, umane e finanziarie” impiegate dall’Ungheria per assicurare la sicurezza interna dell’Europa. In particolare l’ingente cifra spesa per la protezione delle frontiere, tirata fuori dal bilancio nazionale magiaro, ha garantito anche agli altri Stati membri una protezione altrimenti difficilmente contemplabile. Orban fa inoltre presente che le misure adottate dall’Ungheria sono considerate “esemplari” in Europa, con diversi Paesi Ue che ritengono le barriere “un’efficace misura di protezione delle frontiere che serve l’interesse dell’intera Ue, non soltanto degli Stati membri di primo ingresso”.

L’Ungheria non è sola

Il mese scorso dodici Paesi Ue (Danimarca, Cipro, Grecia, Lituania, Polonia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Repubblica Slovacca e Austria) hanno scritto una lettera a Bruxelles chiedendo il finanziamento “in via prioritaria” e “in modo adeguato” di barriere da erigere ai confini, definendole “un’efficace misura di protezione nell’interesse dell’intera Ue” nonché del funzionamento stesso dell’area Schengen.

La barriera di separazione ungherese corre lungo il confine meridionale con la Serbia e la Croazia. Venne costruita tra il giugno e il settembre 2015 nel bel mezzo di una crisi migratoria allarmante, con decine di migliaia di immigrati che avevano attraversato i confini magiari. Si tratta di una recinzione di rete metallica – alta 3,5 metri e lunga 523 chilometri – voluta dal governo di Budapest, affermando che l’Ue non stesse adottando tutte le necessarie misure per contenere il flusso di clandestini.

Eugenio Palazzini

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2 Commenti

  1. A noi ci pagano per prenderli, ovviamente qualcun altro, senz’ altro meno masochista, vuole il contributo per non prenderlo (sic), ehm per non prenderli! Anche dal punto di vista “discriminazioni”, ha ragioni da vendere…

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