Washington, 12 apr – Cosa ne pensa Bernie Sanders dei no borders? Un idolo mondiale della sinistra immigrazionista, e ovviamente di Repubblica, non potrà che esserne uno strenuo difensore. E invece no, ecco le prime sorprese pasquali, il candidato presidenziale democratico si è dichiarato fortemente contrario all’apertura dei confini. Come riportato da Newsweek, in Iowa è stato chiesto cosa ne pensa il senatore del Vermont dell’apertura delle frontiere americane. “Credo che ciò di cui abbiamo bisogno sia una riforma totale della legge sull’immigrazione”, ha detto Sanders. E sui confini aperti ha dato una risposta del tutto inattesa: “Oh mio Dio, c’è molta povertà in questo mondo, e arriverebbero persone da tutto il mondo. E non penso che sia qualcosa che possiamo fare in questo momento. Non possiamo farlo”.

D’altronde, tra contraddizioni e ripensamenti vari, Sanders non è nuovo a prese di posizione come questa. Nel 2015 ad esempio parlò di “apertura dei confini” come di una “proposta di destra” promossa dai ricchi fratelli Koch, spiegando in un’intervista a Ezra Klein di Vox che “avrebbe reso più poveri gli americani, portando alla fine del concetto di Stato-nazione”. Interessante il riferimento ai fratelli Koch, azionisti di una delle più grandi aziende del mondo (Charles de Ganahl Koch figurava al sesto posto nella lista, stilata nel 2013 da Forbes, degli uomini più ricchi del mondo), noti per le loro posizioni libertarie e sostenitori dei repubblicani. “Dobbiamo avere una società aperta, che sia aperta a idee, persone, beni e servizi”, ha dichiarato la scorsa settimana al The Post il miliardario Charles Koch.

Non a caso lo stesso Donald Trump se l’è presa sia con i nemici democratici sia con quelli repubblicani che tentano di contrastare la sua politica intransigente di chiusura della frontiera con il Messico. Come sottolineato da Newskeek, già l’estate scorsa Sanders ha ricordato ai suoi follower di Twitter che si era opposto alla creazione del Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti (ICE) nel 2002. “Quello era il voto giusto”, scrisse il senatore, “ora però è tempo di fare quello che gli americani vogliono strenuamente: abolire il sistema di immigrazione crudele e disfunzionale che abbiamo oggi e approvare una riforma globale dell’immigrazione “. Concetto che sembrava alludere a una spinta no borders. Era un abbaglio.

Eugenio Palazzini

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